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Cda di Unipol al bivio dividendo Conti a rischio per le Coop azioniste

Il tema del dividendo arriverà, per un primo esame, sul tavolo del consiglio di amministrazione di Unipol Gruppo convocato per oggi. Al momento non è ancora dato sapere quale sarà l’orientamento finale del board. D’altra parte sono diversi gli elementi da tenere in considerazione e non si può escludere che una decisione in proposito possa essere assunta anche in un momento successivo. Anche perchè ci sono almeno due aspetti, allo stato, che sembrano difficilmente conciliabili. Da un lato c’è la lettera di Ivass che con toni più severi rispetto al 2013 e al 2016 invita le compagnie a essere prudenti rispetto alla distribuzione della cedola e dall’altra ci sono le aspettative dei soci di controllo, che sul dividendo del gruppo avevano da tempo fatto un certo affidamento. Trovare una soluzione è possibile. Resta da capire a quale prezzo.

I principali soci di Unipol sono Coop Alleanza 3.0, la maxi cooperativa della distribuzione alimentare, e la storica finanziaria Holmo. La prima ha in portafoglio il 22,25% della holding che controlla UnipolSai mentre la seconda detiene il 6,665%. In precedenza il consiglio della compagnia aveva stabilito di proporre all’assemblea il pagamento di un dividendo pari a 0,28 euro per azione, in crescita del 56% rispetto agli 0,18 euro versati lo scorso anno. Ciò significa un assegno di 44,5 milioni per Coop Alleanza 3.0 e di 13,4 milioni per Holmo.

Il caso Coop

Per entrambe evidentemente si tratta di cifre importanti. Coop Alleanza 3.0, nata sulla scorta dell’ambizioso progetto di creare un campione nazionale nella grande distribuzione alimentare, sta vivendo ancora una fase di assestamento. Sulla carta anche il bilancio 2019, sebbene in netto miglioramento dal punto di vista della generazione di cassa, dovrebbe chiudere in rosso. Ragione per cui il contributo di Unipol poteva rappresentare una voce significativa per la tenuta generale dei conti. Tanto più che Coop Alleanza 3.0 rischia di dover rinunciare anche al dividendo dell’altra partecipata chiave, ossia IGD Siiq. Esiste un richiamo generale di Consob a procedere con prudenza rivolto a tutte le società quotate e IGD, in quanto società immobiliare, deve poter contare nei prossimi mesi su una liquidità generosa. Ecco perché la cedola potrebbe essere messa in discussione. In questo caso per la Coop potrebbe voler dire vedere scomparire complessivamente 80 milioni di dividendi. Una somma rilevante per la cooperativa, tanto più perché – sebbene le vendite in questa fase siano cresciute – le criticità che il paese sta vivendo per far fronte all’emergenza Coronavirus si stanno facendo sentire sul fronte dei costi, in sensibile ascesa. Con il risultato che la redditività al momento è al palo. A ciò si aggiungono le preoccupazioni per il secondo semestre. Se le prospettive di crisi si realizzeranno non si può escludere una gelata dei consumi, con ovvie ripercussioni sul fronte del giro d’affari della GDO. È in questo contesto, dunque, che si deve leggere la preoccupazione delle Coop socie rispetto alla decisione che verrà presa dal cda Unipol. Un possibile slittamento nel pagamento del dividendo può essere sostanzialmente gestito. Diverso sarebbe il caso in cui l’azienda dovesse procedere con l’azzeramento della cedola. A riguardo il profilo di rischio più rilevante è quello di Holmo.

I debiti di Holmo

La storica cassaforte azionista di Unipol, dopo aver rinegoziato l’esposizione verso le banche, sembrava aver trovato un proprio equilibrio finanziario. Ora però il caso dividendo potrebbe riaprire un fronte che sembrava ormai chiuso. La finanziaria ha in pancia circa 250 milioni di debiti. Debiti che ogni anno pesando a bilancio per circa 9 milioni di euro. In particolare al 30 giugno Holmo dovrebbe rimborsare circa 5,4 milioni di un finanziamento complessivo che ora si aggira attorno ai 155 milioni e ristrutturato nel 2017. A ciò si aggiungono più o meno 3,7 milioni di oneri finanziari legati all’indebitamento complessivo che conta anche un finanziamento soci da circa 98 milioni. L’incasso del dividendo da 13,4 milioni sarebbe più che capiente per far fronte a queste pendenze ma se i denari non dovessero arrivare la situazione si complicherebbe. Holmo potrebbe mettere al servizio del soddisfacimento dei debiti la propria partecipazione in Unipol. Tuttavia il crollo delle quotazioni di Borsa legato alla crisi Covid-19 non lo rende praticabile. Alle quotazioni di ieri l’intera partecipazione vale 150 milioni contro un debito di 250 milioni. Ben diverse erano le cifre lo scorso febbraio, il 19 in particolare, ossia appena prima dell’emergenza Coronavirus: con il titolo a 5,5 euro l’intera partecipazione valeva oltre 260 milioni. Insomma per Holmo la situazione è critica.

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