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Il cda di Unicredit saluta Ghizzoni Morelli in pole

Tutto è pronto per il cda pomeridiano di Unicredit, riunione che, sintetizza un azionista, «dopo tanto tempo di incertezza dovrà mandare segnali chiari e che siano graditi al mercato». Quei segnali, salvo rivolgimenti dell’ultima ora, saranno la disponibilità a dimettersi dell’amministratore delegato Federico Ghizzoni e la conseguente formalizzazione dei selezionatori per presentare, forse già entro il cda del 9 giugno, candidati papabili al ruolo di capoazienda.
«La relazione con il cda è molto trasparente – ha detto il banchiere piacentino, ieri in trasferta a Madrid per l’apertura di una filiale spagnola del gruppo e per incontrare il ministro dell’economia e il re Filippo VI -. Continueremo a lavorare insieme finché ci sarà sufficiente fiducia, abbiamo un piano di crescita». Ghizzoni, sereno, non è entrato nelle ipotesi, ma ha stemperato i toni: «Non sta accadendo nulla di drammatico all’interno del gruppo, la situazione è assolutamente sotto controllo…non abbiamo alcuna tensione ». Dietro le quinte, nei giorni scorsi, l’ad in carica da fine settembre 2010 aveva già preparato tutti i dettagli per non essere d’impaccio – e lo farà in modo consensuale – visto che nelle ultime settimane era crescente, tra i soci stabili, il novero di quanti ne mettevano in discussione l’operato e la strategia. Dallo scorso autunno un nucleo di azionisti riunito attorno alle Fondazioni Caritorino, Cariverona, Carimonte, ai privati Caltagirone e Del Vecchio, al fondo arabo Aabar, cercava ricette per il cambiamento; ma il consenso non era mai stato sufficiente, anche per la resistenza dei consiglieri, che il 9 febbraio scorso – su iniziativa del presidente Giuseppe Vita – difesero a spada tratta Ghizzoni rinnovandogli la fiducia all’unanimità. Da inizio anno la banca ha perso il 43% (-3% ieri), il doppio rispetto all’indice
Bloomberg bancario europeo.
La procedura, che si vorrebbe molto formale, prevede ora che Ghizzoni mantenga la firma sull’ordinaria amministrazione della banca, fino alla sostituzione. Per lui si prepara un assegno dorato: è in azienda da 36 anni, e fonti del settore valutano che tra Tfr, i due anni di stipendio (nel 2015 fu di 3,2 milioni) che mancano alla scadenza naturale, monetizzazione di bonus e azioni, eventuali buonuscite sarà senz’altro superiore ai 10 milioni.
Con il passo indietro di Ghizzoni oggi il cda passerà il dossier governance dalle mani del presidente a quelle del comitato governance interno, dove siedono i tre “registi” del ricambio: i tre vicepresidenti Luca Montezemolo (per Aabar), Fabrizio Palenzona (per Crt), Vincenzo Calandra (per Carimonte). La nomina degli advisor sarà contestuale, e potrebbero essere più di uno, per un processo più condiviso. Viene dato per certo l’impiego di Egon Zehnder, storico consulente di Unicredit per la selezione del personale; il secondo incarico invece sembra sia conteso tra Spencer Stuart e Korn & Ferry. Tuttavia i mandati ai cacciatori di teste, come sempre quando si tratta di posizioni apicali, sono più che altro una foglia di fico formale, che ratifica percorsi di candidatura già individuati. Secondo diversi interlocutori quello da più tempo costruito riguarda la candidatura di Marco Morelli, numero uno di Bofa Merrill Lynch in Italia, Europa, e Medio Oriente che piace a Cariverona e a Caltagirone; dirigente con un passato in Mps e Intesa Sanpaolo, eclettico e stimato dal governo Renzi (che l’anno scorso lo vagliò tra i papabili al ruolo di ad per la Cassa depositi). Altri outsider di peso sono Alberto Nagel, Sergio Ermotti e Flavio Valeri. Il primo, ad di Mediobanca ben noto al mondo delle Fondazioni, potrebbe rinverdire il progetto di fusione tra la merchant e il suo primo socio (8,6%), anche per rafforzare il patrimonio senza chiedere troppi fondi agli enti (ieri Ghizzoni ha di nuovo negato che serva nuovo capitale, ma il mercato non la pensa così). Il secondo, ex di lusso dei tempi di Profumo, è il dirigente ticinese che ha rilanciato Ubs. Il terzo è il capo Italia di Deutsche Bank, con esperienze sia di rete che di banca d’affari (in passato a Merrill Lynch a Londra).

Andrea Greco

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