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Cda Mps contro la Fondazione subito assemblea, aumento a gennaio

L’aumento di capitale non può slittare, nemmeno di pochi mesi, senza mettere a repentaglio interessi e valori strategici che vanno dal Montepaschi, a Siena, allo stesso Paese, che grazie a rimborso del 70% degli aiuti di Stato erogati a Mps tornerebbe in possesso di somme ingenti da destinare ad altre iniziative. Insomma, non si può fare.

La bocciatura alla proposta della Fondazione è giunta dal cda della banca, che ha sposato (e votato a maggioranza) la presa di posizione per cui si sono tanto spesi in queste settimane Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, cioè presidente e amministratore delegato. Dunque, ieri in consiglio la Fondazione è stata battuta e sul sito di Mps è stata messa la relazione che il consiglio rivolge agli azionisti, per raccomandare la soluzione dell’aumento di capitale a gennaio.
Ovviamente, l’ordine del giorno è stato integrato con la proposta della Fondazione – che vuole spostare almeno a metà maggio la data dell’aumento – ma le sue argomentazioni sono state smontate una ad una e rispedite al mittente. Il cda parte da una constatazione: in questa fase il bene della Fondazione e quellodella banca e degli altri azionisti non sono allineati e un rinvio anche minimo farebbe correre il rischio di pregiudicare «un interesse generale», esponendo la banca al mutare di condizioni esterne e dello scenario di riferimento. Una vera jattura per tutti gli azionisti, un pericolo che Mps non può permettersi. Senza contare che il consorzio di garanzia cheora c’è si regge su un impegno che «scadrà nel caso in cui l’aumento di capitale non venisse lanciato» entro gennaio prossimo.
Non solo, l’eventuale slittamento «potrebbe comportare una perdita significativa del valore dell’investimento» per gli azionisti attuali ma rischia anche di avere «ripercussioni reputazionali negative per il Sistema Italia ». Al contrario, restituendo entro il 2014 il 70% dei “Monti bond” le casse pubbliche potrebbero destinare «ad altre iniziative l’ingente importo». Accogliendo la richiesta di slittamento voluta dalla Fondazione, invece, la banca si sobbarcherebbe un onere aggiuntivo di 120 milioni nell’ipotesi minima (per gli interessi da pagare sui Monti bond). Inoltre, incamerando subito i 3 miliardi di aumento si potrebbero risparmiare circa 800 milioni all’anno sul fronte del costo dellaraccolta.
Dunque, il cda della banca conclude con il monito a non aspettare tempi migliori, soggetti all’alea di un futuro che non è nelle mani del Montepaschi, e a procedere senza indugio sulla via dell’aumento. Insomma, le difficoltà in cui versa la Fondazione non sono un priorità per la banca che invece deve puntare al raggiungimento dell’obiettivo «di ricapitalizzazione in linea e nei tempi previsti dagli impegni con la commissione europea». Tuttavia, il no dell’ente rischia di essere un problema insormontabile: se il principale azionista del Monte non trova un acquirente per una parte delle sue azioni; o, comunque, se in assemblea vota contro l’aumento di capitale, con il suo 33,4% di capitale è in grado di imporsi a qualsiasi altra soluzione.
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