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Per il cda Mediobanca spunta la terza lista dell’attivista Bluebell

Contro le previsioni, anche il fondo Bluebell avrebbe raggiunto la soglia minima del capitale Mediobanca (1%) necessaria a presentare una lista per il cda al rinnovo il 28 ottobre. Sarebbe una terza lista, oltre a quella già depositata del cda uscente che concorre per la maggioranza dei posti, e a quella in arrivo dal Comitato gestori, minoritaria e che rappresenta il mercato.
Il piccolo ma agguerrito fondo attivista guidato da Giuseppe Bivona spariglierà i giochi, nella prima conta dei soci fatta con i nuovi pesi dentro la banca d’affari milanese: anche se l’azionista principale – da un anno la cassaforte lussemburghese Delfin di Leonardo Del Vecchio non dovrebbe concorrere con proprie liste né nomi al vertice 2020-2023 che si formerà tra un mese. Bluebell, che da settimane si diceva possibilista sull’inoltro di una propria lista, avrebbe convinto un fondo di private equity del Nord Europa a supportarla: e s’appresta a depositare (c’è tempo fino al 3 ottobre) almeno un paio di nomi per il cda. L’adunata, convocata in modalità remota – benché da metà ottobre sarebbe stato possibile tornare alla riunione tradizionale – quindi senza una vera discussione ma con domande e interventi inviati solo per via telematica.
Si presume che la “piattaforma” su cui Bluebell chiederà voti agli investitori istituzionali ricalchi la lettera, ben critica, che Bivona spedì al cda presieduto da Renato Pagliaro e guidato da Alberto Nagel a giugno. I principali rilievi alla gestione, a cui Bluebell chiede profondi cambiamenti, erano: il taglio dei costi ritenuti eccessivi della holding; la poca focalizzazione sull’attività storica di banca d’investimento; la governance che privilegia i manager “interni” rispetto agli altri (modifica, questo, che la parte straordinaria di assemblea già voterà il 28); la richiesta di affrancarsi da Generali distribuendo il pacchetto del 13% in extra cedola agli azionisti. E’ un programma che riprende alcuni rilievi fatti dallo stesso Del Vecchio sei mesi fa, quando esternava più criticamente (poi la vigilanza Bce, che ad agosto l’ha autorizzato a salire dal 9,9% al 19,9% in Mediobanca, gli ha suggerito posizioni più miti sulla gestione).
Tuttavia, appare poco probabile che Delfin accetti di appoggiare la lista “pirata” di Bivona: recenti inviti a riguardo sarebbero caduti nel vuoto. In ogni caso la comparsa non preventivata della terza lista avrà sicuri effetti: sul dibattito tra gli azionisti e sugli equilibri del voto. Da una parte, la lista Bluebell sposterà l’attenzione su un’agenda critica che in Piazzetta Cuccia i vertici, tra i più apprezzati dagli investitori del mercato, da mesi provano a raffreddare.
Bluebell rischia di favorire indirettamente la lista di Nagel e Pagliaro, competendo con quella dei gestori per i due posti di minoranza. In base ai dati delle passate assemblee di Mediobanca e alle ipotesi degli esperti, si stima circa un 60% del capitale presente a ottobre. Di questo, una metà saranno investitori istituzionali, il 12,5% del patto Mediobanca, il 5,6% di Bolloré e il 9,9% almeno di Delfin. La lista del cda, tra il patto, Bolloré e qualche fondo, potrebbe aggregare un 25-30% dei voti: ma serve oltre il 30% per evitare un cocente secondo posto rispetto alla lista dei fondi, che ripropone Alberto Lupoi e Angela Gamba. Difficile che Delfin si schieri: specie se il suo ruolo si rivelerà determinante. Per questo il terzo incomodo rischia di disgregare i fondi, e contribuire alla vittoria della lista del cda uscente.
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