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Cda Generali alla conta su Perissinotto

Mediobanca e alcuni grandi soci di Generali sfiduciano Giovanni Perissinotto. La sorte del group Ceo della compagnia triestina si deciderà domani in un consiglio di amministrazione straordinario convocato in tutta fretta dal presidente Gabriele Galateri con all’ordine gli articoli del codice civile che riguardano le deleghe (art.2381), la sostituzione (2386) ed i compensi degli amministratori(art.2389). Sarebbe già pronto il nome del sostituto di Perissinotto: Mario Greco, ex amministratore delegato di Allianz-Ras ed attualmente Ceo General Insurance del gruppo svizzero Zurich. Non è chiaro se, in caso di avvicendamento di Perissinotto, l’altro amministratore delegato del Gruppo, Sergio Balbinot ed il Cfo Raffaele Agrusti rimarranno al loro posto.

La riunione del board del Leone è la diretta conseguenza dell’iniziativa presa mercoledì dall’amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel, il primo azionista del Leone con il 13,5%, che avrebbe incontrato Perissinotto assieme a Lorenzo Pellicioli, ad della De Agostini, per esprimergli l’insofferenza di alcuni dei grandi soci del Leone (oltre a loro anche Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio), per la megativa performance del titolo, chiedendogli pertanto di dimettersi. Il suo rifiuto avrebbe imposto di giungere ad una prova di forza con la convocazione di un consiglio. Fonti vicine all’attuale Group Ceo fanno presente che la situazione è fluida e che in Cda si arriverà ad una conta. Perissinotto può fare affidamento sul sostegno di Petr Kellner, il finanziere ceco con il quale Generali ha costituito la sua joint venture nell’Europa dell’Est, ed anche di Diego Della Valle (Tod’s). Non è chiaro come si esprimeranno i tre amministratori di minoranza indicati da Assogestioni (Cesare Calari, Paola Sapienza e Carlo Carraro) ed altri indipendenti. Il fronte del «no» a Perissinotto includerebbe, in aggiunta ai due amministratori indicati da Mediobanca (Claudio De Conto e Clemente Rebecchini), anche l’ad di Eni Paolo Scaroni e il finanziere francese Vicent Bolloré.

Le “accuse” a Perissinotto, amministratore di Generali dal 2002, non riguardano tanto la gestione tecnica della compagnia – ha chiuso il primo trimestre del 2012 con 567 milioni – quanto la debolezza del titolo sceso a 8,2 euro, con una perdita del 31,8% soltanto nell’anno in corso. Il Leone triestino, che ha in pancia 50 miliardi di titoli di stato della Repubblica, ha pagato in questi mesi soprattutto l’aumentato «rischio Italia» nella percezione degli investitori. Ma quel gruppo di grandi investitori che investito a Trieste quando l’azione quotava tra i 18 e 26 euro si è mostrato progressivamente sempre più insofferente. Una presa di distanza manifestata con clamore da Del Vecchio che ad aprile, in un’intervista comparsa lo stesso giorno dell’assemblea annuale del Leone, aveva pubblicamente chiesto le dimissioni di Perissinotto (salvo poi votare a favore del bilancio). Probabilmente, nel deteriorare il rapporto (un tempo assai solido) con i vertici di Mediobanca ha pesato anche il salvataggio in corso di Fonsai dove l’alleanza con Unipol, fortemente sostenuta da Mediobanca, si è scontrata con il progetto alternativo presentato anche da Roberto Meneguzzo (fondo Palladio) di cui è noto l’amicizia di Perissinotto.

Il cambio al vertice alle Generali potrebbe avere effetti sull’operazione di concentrazione in corso Fonsai-Unipol. Per l’Antitrust, che deve dare il suo via libera, è la conferma del controllo che Mediobanca esercita sulla compagnia triestina. E, in aggiunta agli impegni già presi da Mediobanca, potrebbe a questo punto richiedere a Milano assicurazioni e FonSai di alienare la partecipazioni che detengono in Piazzetta Cuccia.

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