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Nuovo cda di Chiantibanca, Bini Smaghi esce sconfitto: funziona così, la via è tracciata

La sorpresa è arrivata nell’ultimo punto all’ordine del giorno dell’assemblea di Chiantibanca: la nomina del nuovo consiglio di amministrazione. Il presidente Lorenzo Bini Smaghi non ha ottenuto i voti sufficienti alla conferma. Trattandosi di un banchiere di livello internazionale, ex membro del comitato esecutivo della Bce e presidente di un big bancario europeo come Société Générale (150mila dipendenti), la decisione dei soci di Chiantibanca (450 dipendenti, 103 mila clienti) è ancor più dirompente. Anche perché Bini Smaghi, al vertice da un anno e la cui famiglia è legata da generazioni alla piccola bcc toscana, si era incaricato di tirar fuori la banca cooperativa di Monteriggioni (Siena) dalle difficoltà di un esercizio 2016 chiuso con oltre 90 milioni di perdita. Effetto anche della «stretta» di Banca d’Italia dopo un’ ispezione che aveva rilevato molte anomalie nei numeri e nella governance, eredità delle precedenti gestioni. Fair play del banchiere al termine dell’affollatissima assemblea a Firenze (2.774 soci in proprio o per delega sui 25.500 complessivi): «La scelta è chiara, la democrazia della cooperazione, una testa un voto, ha funzionato. Io resterò socio, lo sono da sempre. La via comunque è già tracciata, la cooperazione funziona così». La lista «Fedeltà alla Storia e alla Cooperazione», più legata alla vecchia gestione, ha vinto con 1.519 voti contro i 1.178 della lista «Cda Presidente Bini Smaghi».

In apertura di assemblea Bini Smaghi aveva letto una lettera di Via Nazionale che accompagna il documento riservato inviato al termine dell’ispezione (4 aprile). «Bankitalia — è scritto — si riserva ogni ulteriore intervento a tutela del sano e futuro funzionamento della banca». In questo senso, ammoniva la banca centrale, «fondamentali sono le scelte che farà l’assemblea e l’adesione a Cassa Centrale Banca, funzionali a dare certezze».

Il bilancio con la copertura delle perdite di circa 90 milioni è stato approvato a stragrande maggioranza e così anche l’adesione alla Cassa Centrale Banche, il polo trentino delle Bcc alternativo a quello di Iccrea-Federcasse, per quegli istituti che hanno deciso di aggregarsi, come previsto dalla riforma del settore. Resta da vedere, ora, se la bocciatura di Bini Smaghi accentuerà l’intensità del faro di Bankitalia che evidentemente avrebbe preferito una sterzata totale rispetto al passato. Già a fine 2015 la copertura dei crediti deteriorati era inadeguata e al di sotto della media del sistema bancario. I successivi interventi per alzare il livello di copertura hanno fondamentalmente determinato la perdita di bilancio.

Tutto ora è nelle mani del nuovo consiglio di amministrazione. Il clima era già teso all’avvio dell’assemblea. Tra i primi a prendere la parola l’ex direttore generale Andrea Bianchi, uno dei sei «epurati» a marzo (tra cui 5 consiglieri di amministrazione) nel corso dell’ispezione. Bianchi ha difeso le sue scelte gestionali in un lungo intervento. «Bisogna essere trasparenti, nel bene e nel male — ha detto Bini Smaghi nelle sue repliche ai soci — ; il nostro non è giustizialismo, siamo amici ma le cose bisogna dirsele a tutela della banca. Noi non siamo la Mps del passato: siamo una banca seria e solida». Per la carica di nuovo presidente si fa il nome di Cristiano Iacopozzi, docente di asset allocation all’università di Siena.

Mario Gerevini

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