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Ccb, nel 2018 l’utile supera i 300 milioni

Il gruppo cooperativo Cassa Centrale Banca è nato il primo gennaio di quest’anno. Ma se si guarda ai risultati aggregati 2018 delle 84 Bcc aderenti si può avere un’idea della performance reddituale e dello stato di salute del neo-costituito gruppo bancario. I dati, diffusi ieri dai vertici della capogruppo, segnalano una realtà in salute: a fine 2018, le banche affiliate presentavano un patrimonio netto di 6,1 miliardi, attivi per oltre 72 miliardi, impieghi per 44 e un utile netto pro forma per circa 308 milioni. «Numeri che pongono il nostro gruppo tra i primi dieci in Italia – spiega l’a.d. Mario Sartori -. Si tratta di dati che confermano come il 2018 sia andato largamente oltre le aspettative». Ccb a fine 2018 poteva contare su un Cet 1 ratio pro-forma del 17,9%, salito al 18,5% a fine marzo, ai vertici in Italia. Il dato dovrà superare il test della Bce, che inizierà il comprehensive assessment e la verifica sugli attivi (Aqr) forse già in estate (o nella prossima primavera, secondo altre letture). Di certo il dato di partenza permette al management di definire la banca «solida e competitiva». E di pensare di stare al tavolo con le altri grandi banche italiane senza timori reverenziali. Va detto che il lavoro da fare non manca, per il gruppo bancario con sede a Trento. Tanto che si ragiona su un aggiornamento del piano al 2021, che verrà presentato in autunno. Serve proseguire sul percorso (già avviato) di pulizia di bilancio: oltre ai 3 miliardi di Npl già smaltiti negli ultimi anni, sono probabilmente da mettere in conto altre cessioni per portare l’Npe ratio dal 10,6% in area 5-7% entro il 2021, al di sotto dell’8,8% definito con Bce. Ci sarà poi da crescere sul fronte del risparmio gestito, sulla bancassurance e sul credito al consumo. Rimane poi il tema dell’efficientamento. Le riflessioni con le Bcc aderenti sono avviate e non sono da escludere nuove fusioni: del resto negli ultimi due anni e mezzo le banche aderenti sono scese di 42 unità. Il dialogo con le affiliate non mancherà, sottolinea il presidente Giorgio Fracalossi: «Abbiamo da poco conluso il primo ciclo delle assemblee territoriali che ci permetteranno di dialogare periodicamente con le banche nei territori e condividere con loro le strategie». Infine, sulla quota (18%) che Ccb ha di Iccrea «troveremo una soluzione che possa soddisfare entrambi – dice Fracalossi – È ripartito il ragionamento, auspichiamo una soluzione condivisa».

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