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C/c svizzeri senza più segreti

Natale ricco per l’Agenzia delle entrate. Santa Claus nelle vesti dell’amministrazione finanziaria elvetica è pronto a recapitare un elenco tanto lungo quanto inaspettato. Quello dei contribuenti italiani, oltre 200 mila, che hanno conti presso gli istituti bancari svizzeri e che risultano non in regola con il fisco di casa nostra. Si tratta di contribuenti che, per esempio, non hanno aderito alla voluntary disclosure o che si sono schermati dietro le società fiduciarie. Le comunicazioni sono attese nelle prossime settimane e sono il primo dirompente effetto dell’avvio dello scambio dati fiscali tra la Confederazione elvetica e l’Italia.

Alcune stime che si rincorrono parlano di un’operazione che potrebbe fruttare all’erario cifre ben superiori a quella del gettito della plastic tax, oltre insomma il miliardo di euro. Ma si è solo all’inizio.

Intanto, dopo Ubs, anche le banche Bsi e Efg (si veda ItaliaOggi del 18/12/19) stanno provvedendo a chiudere le vertenze con l’Agenzia delle entrate fornendo i dati dei correntisti per gli anni 2015-2016. L’effetto poi è destinato ad allargarsi anche agli istituti localizzati nel principato di Monaco e nel Liechtenstein.

Ma tornando alla Svizzera, la maggiore apertura verso i criteri dello scambio dei dati ha fatto sì che si potessero rimuovere gli ultimi ostacoli alla trasmissione completa dei dati.

Nell’Agenzia delle entrate sono già pronti per le analisi di rischio e per effettuare tutte le verifiche del caso magari partendo proprio dalla corrispondenza con la compilazione del quadro RW che rappresenta quello delle ricchezze detenute all’estero.

Nella seduta del 20 novembre 2019 il Consiglio federale ha licenziato il messaggio concernente la modifica della legge federale sullo scambio automatico internazionale di informazioni a fini fiscali (Lsai). Il progetto si prefigge di attuare le raccomandazioni emanate dal Forum globale sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni a fini fiscali.

Il percorso del Forum globale si è concluso nel 2019 e i suoi primi effetti si vedranno proprio con il nuovo anno.

Più precisamente, per quanto riguarda la Svizzera nel 2020 si procederà a una prima valutazione (la cosiddetta «determination») in relazione alla conformità delle basi giuridiche nazionali per lo scambio automatico di informazioni. Questa valutazione si baserà sulle raccomandazioni formulate dal Forum globale nel quadro della verifica preliminare e sull’approccio adottato.

A ottobre 2019 (si veda ItaliaOggi del 8/10/2019)) proprio la Svizzera aveva diffuso un report sull’analisi di un primo test di scambio dati fiscali. La trasmissione di informazioni aveva riguardato circa 75 paesi.

Con 63 stati partner lo scambio è stato reciproco, mentre per quanto riguarda i rimanenti 12 la Confederazione ha ricevuto informazioni ma non ne ha inviate, in quanto o gli stati non soddisfano i requisiti internazionali di confidenzialità e sicurezza dei dati (Belize, Bulgaria, Cipro, Costa Rica, Curaçao, Montserrat, Romania, Saint Vincent e Grenadine), o ha rinunciato volontariamente a ricevere dati (Bermuda, Isole Cayman, Isole Turks e Caicos e Isole Vergini britanniche). Il maggiore scambio di informazioni, in entrambe le direzioni, è avvenuto con la Germania. Lo scambio, riporta la nota, è avvenuto nel quadro dello standard globale per lo scambio automatico di informazioni.

L’Amministrazione federale delle contribuzioni (Afc), presso cui sono registrati 7.500 istituti finanziari (tra banche, trust, assicurazioni e istituti di altro tipo) tenuti alla comunicazione di dati, ha fornito agli stati partner informazioni su circa 3,1 milioni di conti finanziari, ricevendo dagli stessi informazioni su circa 2,4 milioni di conti finanziari.

L’obiettivo per il prossimo anno è di estendere la rete a circa 90 stati.

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