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C/c, il risparmio viaggia su web

È sempre più costoso depositare le somme su conti correnti bancari e postali. Basti pensare che, nel 2018 la spesa per la gestione dei conti bancari è quasi triplicata se confrontata con il biennio 2016-2017. Infatti, il costo medio di 87 euro circa è cresciuto di 7,5 euro rispetto al biennio precedente che aveva registrato un aumento della spesa complessiva di 2,9 euro. Si presenta leggermente meglio la gestione di un conto corrente postale visto che l’aumento della spesa di gestione è «solo» raddoppiato (4,9 euro, rispetto a 2,1 euro del 2017). Mentre è più conveniente per la clientela la gestione del conto corrente online dove la spesa di euro 15,5 è rimasta pressoché invariata rispetto all’anno precedente. Sono i risultati dell’indagine sul costo dei conti correnti svolta dalla Banca d’Italia, nella quale è rilevato per il terzo anno consecutivo, un aumento significativo della spesa di gestione dei conti correnti bancari e postali per le famiglie. La rilevazione è stata compiuta su un campione di 12.842 conti correnti bancari e 957 conti correnti postali selezionati su 614 sportelli bancari e 48 sportelli postali.

Entrando più nel dettaglio, emerge che le spese fisse rappresentano circa i due terzi della spesa complessiva. Infatti, il costo ammonta a 55,5 euro (2,7 euro in più del 2017) dovuto a una maggiore crescita per i canoni di base (3,9 euro, 3,0 nel 2017), per effetto dell’aumento del costo del canone (da 42,2 a 52,7 euro); questo incremento ha più che bilanciato l’aumento dei clienti esenti dal canone stesso (dal 27 al 34%). Sono invece diminuite le spese legate all’invio dell’estratto conto, quelle per le comunicazioni di trasparenza e infine quelle connesse a servizi residuali quali, per esempio, la tenuta dei dossier titoli o la liquidazione periodica degli interessi. Le spese variabili sono cresciute di 4,8 euro, raggiungendo l’importo di 31,4 euro. La variazione, riconducibile ai bonifici online, ai pagamenti automatici e alle spese di scritturazione contabile delle operazioni, è dipesa dal congiunto aumento dell’operatività e delle corrispondenti commissioni unitarie.

Ma i consumatori cosa possono fare? La normativa sulla trasparenza bancaria prevede che, prima di sottoscrivere il contratto, il consumatore deve essere informato del costo ipotetico complessivo per l’utilizzo del conto, prescelto attraverso un indicatore sintetico di costo (Isc) determinato in base ai livelli di operatività e alle caratteristiche socio-anagrafiche della clientela individuati dalla Banca d’Italia. L’Isc costituisce una stima della spesa di un conto corrente fondata su ipotesi relative al consumo dei servizi bancari (che possono differire dall’effettivo utilizzo dei servizi) e ai prezzi di tali servizi (vengono solitamente assunti i prezzi massimi riportati nei fogli informativi). Tali ipotesi sono alla base del significativo divario tra i due indicatori. L’Isc comprende tutte le spese e le commissioni che sarebbero addebitate al cliente-tipo nel corso dell’anno, al netto degli interessi e delle commissioni su eventuali scoperti di conto corrente e degli oneri fiscali. Ebbene, il consumatore, in occasione delle comunicazioni periodiche deve poter confrontare le spese effettivamente sostenute con l’Isc per verificare la congruenza del profilo tariffario rispetto alle proprie esigenze. Infatti, lo scostamento tra la spesa effettiva e l’Isc può dipendere sia da un’operatività diversa da quella prevista nel profilo di operatività tipo, sia da un livello delle commissioni applicate inferiore a quello massimo pubblicizzato. Nel 2018 i clienti che hanno speso meno dell’Isc sono aumentati, dal 73,5 al 75,3%; la loro spesa è stata di 70,4 euro, contro un Isc di 181,5 euro. La restante quota di clienti (pari al 24,7%) ha speso mediamente 139,2 euro, a fronte di un Isc medio pari a 86,6 euro.

Tra gli ulteriori oneri e le remunerazioni dei conti correnti occorre citare i conti affidati e non e gli sconfinamenti a cui possono essere applicati interessi e commissioni sulla messa a disposizione dei fondi (Mdf), e la commissione di istruttoria veloce (Civ) applicata nel caso di sconfinamenti e determinata in misura fissa ed espressa in valore assoluto. Per la categoria dei conti affidati sono aumentati i tassi di interesse sulle somme prese in prestito e sugli sconfinamenti, mentre, i costi per la Mdf e la Civ sono rimasti per il 61% invariati e per il restante 39% non sono state applicate commissioni.

Tra gli altri tipi di conto corrente spicca il conto corrente online che si distingue prevalentemente per essere una tipologia di conto rivolta a consumatori che intendono svolgere operazioni prevalentemente tramite canali virtuali ma la vera peculiarità emerge dal divario di spesa esistente dal conto corrente bancario ordinario. Infatti, rispetto ai conti bancari convenzionali, che pure offrono un’ampia gamma di operazioni eseguibili online, il divario di spesa ammonta a 71,5 euro (87 euro per il conto ordinario rispetto ai 15,50 del conto online).

Questa differenza è dovuta dalla struttura delle tariffe, piuttosto che dalla composizione del paniere di servizi fruiti.

Infine, le spese di gestione dei conti correnti postali che ammontano a euro 54,8, rimangono inferiori rispetto ai conti bancari convenzionali con una differenza pari a 32,2 euro riconducibile alla spesa per canoni delle carte di credito, alle «altre spese fisse» e alle spese di scritturazione contabile.

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