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C/c garantiti contro il sequestro

di Roberto Giardina 

Facile finire in rosso per una famiglia. Si compra a rate la nuova auto, nasce un bambino e improvvisamente si perde il lavoro. Fino a un recente passato, in Germania il sussidio di disoccupazione arrivava fino all'80% dell'ultimo stipendio, e durava anche un paio d'anni. C'era il tempo per aspettare che il vento cambiasse e bastava tirare appena la cinghia per andare avanti.

I tagli decisi da Schröder, e poi dalla Merkel, hanno reso la situazione più difficile. Ora dal sussidio di disoccupazione si passa rapidamente all'assegno sociale, che è di 360 euro al mese. A meno che non si abbiano risparmi. Anche un'eventuale assicurazione dovrebbe venire liquidata e monetizzata. Per molte famiglie, la rovina. I creditori possono «pignorare» anche il conto corrente.

Ora, diverse banche offrono ai clienti conti garantiti contro il sequestro da parte dei creditori e dello stato. I conti pignorati si aggirano ogni anno sui 3 milioni e mezzo. I P-Konto, i conti sicuri, sono già 450 mila. Ma la sicurezza totale ha il suo prezzo. I costi per i conti sicuri sono molto più elevati, fino a quattro o cinque volte quanto si paga per la gestione di un conto normale. E le banche, che non godono di una buona reputazione al momento, sono state messe sotto accusa: questa garanzia sarebbe illegale e il costo fatto pagare ai clienti in difficoltà potrebbe violare la legge sullo strozzinaggio. Più si è in rosso e più si paga, fino alla bancarotta definitiva.

I casi di famiglie incapaci di saldare i debiti continuano ad aumentare. Di almeno il 20% nell'ultimo anno, a causa della crisi. Ma da qualche anno, la situazione non è più senza uscita. Un imprenditore può far fallire la sua ditta, e concordare con i creditori il pagamento ridotto dei debiti. Perché non una famiglia? Ora ci si può rivolgere a un «consigliere», a cui si espone il proprio stato delle finanze e gli eventuali obblighi, e sarà lui a concordare con la banca il pagamento con lunghe rate, mentre vengono cancellati i futuri interessi passivi, che finiscono di solito per impedire a una normale famiglia di uscire dalla spirale dei debiti crescenti. Per le banche, meglio ottenere qualcosa che perdere tutto. Naturalmente, il debitore si deve impegnare a ridurre le spese, a rinunciare all'auto e alle vacanze.

Ma questi sono casi estremi. Molti finiscono nei guai anche se non hanno una montagna di debiti da saldare. Basta una rata non pagata, un abbonamento, il conto del telefono non saldato, e la banca può ritirarci la carta assegni e bloccare il nostro conto. E anche il fisco può prelevare direttamente quanto pretende da noi, se è a conoscenza del nostro numero di conto, come quasi sempre, dato che le tasse si pagano attraverso la banca. Gli istituti di credito, inoltre, hanno un registro con i nominativi dei clienti poco raccomandabili, anche se non si è violata alcuna legge. Molti si vedono negare un credito o l'apertura di un conto e ne ignorano il motivo. E i casi di omonimia sono frequenti. Prima che si chiarisca l'equivoco si possono perdere clienti, nel caso di negozianti o artigiani, e reputazione.

Troppa severità da una parte, compensata da complicità dall'altra, nel caso dei conti sicuri? Una garanzia contro i creditori non è considerata morale, ed è probabile che questi conti speciali vengano vietati.

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