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Cayman e Bermuda dovranno limitare il segreto bancario

Segreto bancario sempre più “limitato” anche nei conti off-shore. I territori britannici d’Oltremare, infatti, hanno firmato un accordo con il governo di Londra per lo scambio di informazioni fiscali su coloro che hanno un conto nelle isole. Hanno dato il loro assenso alcuni fra i più noti paradisi fiscali come le Isole Cayman, Bermuda, Anguilla e Montserrat.
«Questo accordo rappresenta un significativo passo in avanti per contrastare la finanza illecita – ha sottolineato George Osborne, ministro del Tesoro britannico – e fissare degli standard globali nella lotta all’evasione». Osborne ha inoltre spiegato che i territori britannici si sono impegnati a condividere automaticamente le informazioni dei loro correntisti non solo con le autorità del Regno Unito ma anche con quelle di Francia, Germania, Italia e Spagna.
L’accordo reso noto ieri si inquadra nel processo di trasparenza e di collaborazione promosso dagli Stati Uniti e accolto dai principali paesi dell’area euro per rafforzare i canali di comunicazione tra le autorità fiscali e chiudere il maggior numero di frontiere per bloccare le fughe di capitali verso l’estero.
Una strategia comune che ruota intorno alla regole Fatca (The Foreign Account Tax Compliance Act) destinate ufficialmente a entrate in vigore dal 1° gennaio 2014 (anche se i principali operatori destinatari dei nuovi obblighi, dalle banche alle società di gestione, si stanno già attrezzando per registrare e segnalare i clienti stranieri).
Dopo l’iniziativa assunta oltre un anno fa da Germania, Francia, Italia, Spagna e Gran Bretagna in accordo con gli Usa, la stessa Commissione Ue ha fatto sapere d’altronde di avere intenzione di implementare una piattaforma europea per lo scambio automatico dei dati analoga al Fatca.
Il pressing internazionale contro le casseforti off-shore ha provocato nelle ultime settimane molte aperture da parte dei governi di paradisi fiscali o presunti tali: dal Lussemburgo all’Austria a San Marino, fino a quelle di ieri annunciate a Londra.
L’obiettivo centrale del Fatca è quello di far emergere le attività (conti correnti, fondi comuni, azioni, derivati, eccetera) detenute oltreconfine dai cittadini stranieri. Gli intermediari finanziari che operano nei paesi firmatari degli accordi Fatca, perciò, vengono obbligati a censire e trasmettere i dati relativi ai propri clienti non residenti alle autorità fiscali estere, in base a principi di reciprocità.
Questa piattaforma supera lo schema “Rubik” sul quale sono stati siglati nel 2011 gli accordi della Svizzera con Regno Unito, Austria e Germania (quest’ultimo poi bocciato) impostati su un prelievo alla fonte “sostitutivo”, pari alla fiscalità del paese di residenza dei correntisti stranieri, in cambio della conservazione dell’anonimato.

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