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Cavi, mossa di Prysmian negli Usa Acquista General Cable per 3 miliardi

Un corteggiamento durato anni. Un primo avvicinamento tentato prima dell’acquisizione dell’olandese Draka avvenuta nel 2011. Ieri l’epilogo: Prysmian ha comprato l’americana (e rivale) General Cable. Un’operazione da quasi tre miliardi di dollari, tra equity (1,5 miliardi) e debito finanziario. Un segnale di consolidamento nel mercato dei cavi, storicamente polverizzato in decine di attori, in cui la società guidata da oltre 15 anni da Valerio Battista è leader mondiale con una quota del 10%, seguita dai francesi di Nexans anche loro interessati al dossier.

Prysmian è un fiore all’occhiello dell’industria. Nata da uno spin off della divisioni Cavi della Pirelli all’epoca acquisita da Goldman Sachs (che qualche anno dopo uscì dal capitale) ora è una public company. Specializzata in due segmenti distinti: i cavi per la trasmissione e distribuzione di elettricità e i cavi per le telecomunicazioni e in fibre ottiche per la trasmissione di dati. Mercati in cui le competenze italiane di ingegneria, di ricerca e sviluppo, di implementazione, di manutenzione e assistenza post vendita sono determinanti perché i cavi viaggiano sotto terra, nei fondali degli oceani, spesso in contesti naturali complicatissimi. Sugli stessi viaggiano miliardi di miliardi di dati. O le forniture di energia per riscaldare le case e far funzionare le aziende.

A luglio scorso il board di General Cable decide di valutare una serie di potenziali compratori dopo aver fatto pulizia e aver ceduto una serie di asset ritenuti non più strategici. Cominciano le trattative, supportate da alcune banche d’affari e studi legali. Prysmian viene indicata da subito dagli analisti come la più probabile. Per le straordinarie sinergie operative e finanziarie di una possibile fusione. Si muovono immediatamente le rivali: Nexans, la danese Nkt. Soprattutto i cinesi di Hengtong Optic-Electric. Ieri notte alle 23 di New York (le cinque del mattino in Italia) l’annuncio del passaggio a Prysmian. Che riconosce agli azionisti di General Cable, va detto, un premio dell’81% rispetto al valore dell’azione raggiunto dal titolo il 14 luglio scorso, ultimo giorno di negoziazione prima dell’annuncio dell’avvio di un processo di analisi di alternative. Sul piatto ci sono così 30 dollari per azione. C’è l’impegno alla sottoscrizione di nuove linee di credito da parte delle banche finanziatrici, tra cui Mediobanca, anche advisor di Prysmian. Si userà anche la cassa disponibile e linee di credito esistenti. La leva finanziaria post acquisizione sarà però pari a circa 2,9 volte il margine operativo. Con la conversione dell’obbligazione per 300 milioni il debito pro-forma a fine 2017 schizzerà a 2,725 miliardi. Ovviamente cresce anche il perimetro di gruppo: il fatturato sale da 7,8 a 11,1 miliardi di euro, l’ebitda da 729 a 930 milioni, con una presenza in oltre 50 Paesi e 31 mila dipendenti.

Il mercato ha accolto in maniera cauta l’operazione, probabilmente perché il prezzo di acquisto è stato ritenuto importante, ma accadde lo stesso quando Prysmian decise di lanciare l’Opa sugli olandesi di Draka. Il titolo Prysmian ha archiviato la seduta perdendo il 4% a 27,3 euro per azione. Ma gli analisti concordano sulle sinergie operative: 150 milioni a regime, a cui si dovrebbero aggiungere tra i 35 e i 40 milioni di risparmi grazie alla rinegoziazione del debito di General Cable (1,1 miliardi). A ogni modo il consiglio di amministrazione di Prysmian valuterà un aumento di capitale fino a 500 milioni per alleggerire il debito e mantenere un po’ di flessibilità per valutare nuove acquisizioni.

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