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Cavalli, vendita a un passo fondo Permira punta al 60% l’azienda vale 450 milioni

Mancano ancora gli ultimi dettagli, ma i contorni della trattativa sembrano ormai definiti. Roberto Cavalli avrebbe scelto i fondi di private equity Permira per affidare il controllo della sua maison. Era dal 2008 che lo stilista cercava un partner finanziario per procurare al gruppo più competenze manageriali e le risorse necessarie per diventare un brand globale. Quattro anni fa Cavalli aveva sondato sia i fondi sovrani sia i private equity, caldeggiando anche l’ipotesi di quotarsi in Borsa. Ma poi il tracollo dei mercati finanziari, il fallimento della Ittierre che produceva la licenza Just e una serie di congiunture sfavorevoli lo avevano indotto ad abbandonare il progetto che ora è tornato d’attualità.
Se la maggioranza del capitale sta per passare di mano, lo stile e la creatività resteranno saldamente in mano all’imprenditore fiorentino, alla moglie e al suo staff stilistico.
Permira punterebbe a una maggioranza rotonda del capitale, vicina al 60%, che comunque lascerebbe lo stilista nel capitale con una minoranza di blocco. Il Consiglio della futura Roberto Cavalli spa sarà rappresentato da una governance che rispecchia il nuovo assetto societario e l’azienda si focalizzerà sulle aperture, per potenziare il canale retail della società, in modo da far aumentare anche la profittabilità del gruppo. Roberto Cavalli ha chiuso il 2013 con ricavi pari a 201 milioni di euro e un margine lordo di 22,5 milioni pari all’11,2% delle vendite, ma il marchio ha ottime potenzialità di crescita. I nodi da sciogliere riguardano invece il palazzo di sette piani a Parigi, che ospita il negozio e la casa dello stilista all’angolo tra Faubourg st Honoré e Rue Cambon, e alcune vecchie pendenze tra la società e il fondatore.
La valutazione dell’azienda è di circa 400-450 milioni, ma il prezzo finale dipenderà anche dal valore che verrà riconosciuto all’immobile parigino, che in bilancio è iscritto a 38 milioni, e alle passività residue del gruppo all’atto della firma. Permira, che si è distinta nel mondo del lusso per il rilancio e la vendita di Valentino e che è ancora azionista di Hugo Boss insieme a una parte della famiglia Marzotto, ha un ottimo track record nel settore di alta gamma. Se è vero che il fondo guidato da Paolo Colonna e da Fabrizio Carretti è riuscito a rilanciare Valentino, come non erano riusciti né la Hdp dei Romiti né il gruppo Marzotto (che però aveva riportato la società in utile), resta il fatto che il marchio italiano è stato ceduto all’emiro del Qatar Khalifa Al-Thani. E ora se anche la maggioranza di Roberto Cavalli sta per passare nelle mani di un private equity, di fatto un’altra griffe italiana cambia passaporto come hanno già fatto Bottega Veneta, Brioni, Bulgari, Fendi, Emilio Pucci, Gucci, Loro Piana, Pomellato, Poltrona Frau, Serio Rossi, Valentino e tanti altri marchi illustri della moda e del design.
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