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Cauti sull’Europa Aspettando il nuovo Zio Sam

«Vedremo che cosa farà Donald Trump. Per adesso non cambiamo idea per i nostri portafogli rispetto a quella che ci siamo fatti negli ultimi tempi sulla situazione globale: un panorama meno critico, con un po’ di reflazione a tutte le latitudini, Europa compresa». Anche se il Vecchio Continente, con i suoi molteplici appuntamenti elettorali, è il vero punto di domanda del prossimo futuro.

Lo scenario, per ora, giustifica in ogni caso la preferenza per titoli value in Borsa, mentre sul fronte dei bond si guarda ai variabili e ai prestiti societari. Ecco, in estrema sintesi, le idee di BlackRock, il gigante del risparmio gestito globale, pochi giorni dopo le elezioni Usa. Bruno Rovelli, a capo delle strategie di investimento di BlackRock Italia, spiega la posizione dell’asset manager che ha oltre 5 mila miliardi di dollari in gestione.

Perché i mercati non sono precipitati, come si era temuto nel caso si avverasse la vittoria del miliardario repubblicano? «Per due ragioni — spiega Rovelli —. La prima è che, diversamente da quanto era avvenuto alla vigilia del voto per Brexit, i portafogli internazionali erano più prudenti, con un elevato tasso di liquidità».

La seconda, invece, è legata al discorso di accettazione della vittoria che ha colpito per i toni riconciliatori, ben accetti anche sul fronte finanziario. «I mercati apprezzano sempre i segnali di discontinuità tra i toni della campagna elettorale e i primi passi istituzionali di un nuovo presidente», dice ancora.

La sceltaE così la scelta, piuttosto condivisa, è stata quella di attendere e, semmai, di prezzare già le cose del programma economico di Trump che a Wall Street e dintorni comunque non dispiacciono. «A cominciare dalla possibile riforma fiscale per le aziende e dal rimpatrio dei profitti», sottolinea Rovelli. Un Fisco meno esigente con le imprese è un tema tipicamente repubblicano che l’amministrazione del nuovo presidente, affiancata da un Parlamento sempre controllato dallo stesso partito, dovrebbe poter fare senza troppe difficoltà. E la stessa cosa si può ipotizzare per il piano di rientro degli ingenti utili prodotti all’estero dalle multinazionali a stelle e a strisce. Anche sul fronte dei settori favoriti dai mercati nelle prime ore dopo le elezioni si sono distinti, per esempio, i titoli farmaceutici perché è abbastanza probabile che Trump non metta più limitazioni al business delle medicine. «Diciamo che il mercato ha scelto di essere positivo sui temi micro economici, lasciando ad un prossimo futuro la valutazione delle più cruciali scelte macro, che si vedranno solo dopo la composizione della squadra di governo», dice Rovelli. La più temuta è il protezionismo, mentre la politica fiscale più espansiva, che potrebbe aprire delle complessità in merito alla situazione del debito e quindi dei titoli di Stato americani, potrebbe fa salire Wall Street.

PragmatismoIn attesa di capire che cosa farà davvero sui fronti più delicati, quindi, «non possiamo investire o disinvestire su un dubbio», dice Rovelli. «La nostra visione antecedente al voto e riflessa nei portafogli della casa è quella di un’economia dove è in atto un piccolo movimento reflattivo», spiega ancora lo strategist. Nel giorno della proclamazione di Trump, la notizia significativa che i prezzi di produzione in Cina sono per il secondo mese consecutivo in lieve salita è passata un po’ sotto silenzio. «Dopo quasi cinque anni di risultati sempre negativi questo indicatore ha cambiato verso: la Cina, il motore della deflazione mondiale, ha di nuovo prezzi in salita». Per affrontare il mutamento, spiega Rovelli sul fronte del reddito fisso ci si è spostati un po’ sui titoli inflation linked, si preferisce il credito ai governativi mentre il debito degli emerging market è più interessante di quello dei Paesi sviluppati. «Anche se — avverte Rovelli — bisognerà prima vedere qual è il programma commerciale vero, non da campagna elettorale, degli Stati Uniti guidati da Trump».

In Borsa, invece, l’interesse si concentra sui titoli «value» mentre perdono smalto quelli più sensibili ai movimenti dei tassi di interesse che hanno già corso molto, anticipando la stagione che potrebbe aprirsi adesso. E l’Europa? «Sull’Europa, per cui vale il mini rally reflazionistico che si vede ovunque, eravamo e siamo cauti. Non per una questione di fondamentali, ma per la prudenza che le scadenze elettorali attese da qui a 18 mesi impongono», conclude Rovelli. Il referendum italiano, le elezioni francesi, quelle tedesche e poi di nuovo le urne italiane suggeriscono di aspettare. Per vedere come andrà.

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