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Cautela in Italia, l’Abi prende tempo fino al 21

Il sistema bancario italiano prende tempo prima di esprimere una valutazione sull’impatto, in tema di nuovi accantonamenti sui crediti deteriorati, del combinato disposto risultante dalla proposta della Commissione europea e dalla nuova versione dell’Addendum resa nota ieri dalla vigilanza europea. Una cosa è comunque certa: alle disposizioni dell’Addendum, pur non essendo norme ma “aspettative” del superivisore, le banche classficate come significative dovranno cominciare ad adeguarsi dal prossimo primo aprile.
«Il presidente dell’Abi Antonio Patuelli – spiega una nota dell’associazione bancaria diffusa ieri – ha dichiarato che il comitato esecutivo, mercoledì prossimo, esprimerà una valutazione complessiva ed approfondita sulle novità contenute nel testo dell’Addendum della vigilanza Bce che va esaminato giuridicamente in combinato disposto con il complesso delle norme di settore attualmente vigenti e con le proposte avanzate ieri dalla Commissione Europea che non sono ancora norme e che, per entrare in vigore, dovranno superare il vaglio degli altri competenti organismi europei».
Dunque, se le proposte della Commissione prima di essere trasformate in una direttiva recepita dai paesi membri della Ue richiederanno mesi, le disposizioni dell’Addendum entreranno in vigore praticamente da subito. Queste ultime sono più stringenti rispetto ai tempi più morbidi previsti da Bruxelles, ma è anche vero che l’Addendum si applica solo alle banche classificate come significative ai fini della vigilanza: in Italia questo restringe il campo ai 14 maggiori istituti che però pesano per oltre 60% degli attivi.
Calcolare la portata delle misure prospettate da Bruxelles e Francoforte in questi giorni evidentemente non è un esercizio immediato.
Meglio procedere con cautela, dunque, prima di esprimere posizioni ufficiali. Anche se è evidente che l’impatto non sarà neutro e che potrebbero esserci implicazioni in termini di minori erogazioni del credito.
«Valuteremo il contenuto dell’Addendum e il suo impatto sul credito alle imprese, in particolare alle Pmi nei prossimi giorni – spiega Carlo Robiglio presidente della Piccola Industria di Confindustria – anche alla luce delle stime che verranno dal mondo bancario. Di certo – chiarisce – un impatto ci sarà, ci auguriamo che non sia tale da incidere sulla ripresa in atto» . È comunque importante aggiunge Robiglio «che la Bce, in linea con quanto evidenziato anche in questi giorni dal Presidente Tajani, abbia sottolineato il carattere non vincolante dell’Addendum e la sua applicazione caso per caso»ha concluso il presidente di Piccola Industria e vicepresidente di Confindustria. Secondo Robiglio, «ferma la necessità di ridurre gli Npl nei bilanci delle banche, resta fondamentale che non siano introdotte regole che blocchino il credito alle imprese, tanto più in un momento in cui i crediti deteriorati in Italia sono in forte riduzione, essendo scesi al 12,1%, dal 16,1% registrato nel terzo trimestre 2016. In generale, è essenziale arrestare la proliferazione di regole e assicurare che siano attentamente calibrate per garantire allo stesso tempo stabilità del sistema finanziario e supporto alla crescita del sistema produttivo. A livello italiano – sottolinea Robiglio – resta la necessità, messa in evidenza anche dalle nuove regole sull’accantonamento a fronte degli Npl, di abbattere i tempi di recupero dei crediti, che nel nostro Paese sono ancora a un livello eccessivamente elevato».

Laura Serafini

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