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Cause fiscali, civili e amministrative: il conto è più salato

di Andrea Maria Candidi e Giovanni Parente

Costa sempre di più andare in tribunale. Tanto più quanto più alta è la posta in gioco. Da mercoledì scorso, con la manovra correttiva (Dl 98/2011), gli importi del contributo unificato hanno subito infatti l'ennesimo intervento. Al rialzo, neanche a dirlo. Aumenti non lineari, ma distribuiti intorno due medie: del 10% le cause di valore più basso; nell'ordine del 20% quelle di valore più alto. Per le liti civili l'importo minimo passa così da 33 a 37 euro, quello massimo da 1.221 a 1.466 euro. Più o meno dello stesso tenore i ritocchi per i ricorsi al Tar, con l'eccezione della stangata (aumenti fino al 150%) delle controversie in materia di appalti e dell'introduzione della tassa per il ricorso diretto al Capo dello Stato.

E se è vero che a questo tipo di interventi sui costi della giustizia gli addetti ai lavori sono ormai abituati, è altrettanto vero che un po' di sorprese questa volta il governo le ha riservate, perché molte sono le esenzioni cancellate. Tanto per iniziare i procedimenti in materia di famiglia. In altre parole, chi fa domanda di separazione da oggi deve pagare. Se l'iter è consensuale ce la si cava con 37 euro; se la questione è più complicata, e richiede pertanto l'attivazione di un giudice, il balzello schizza a 85 euro. Attratti da questa novità, e sottoposti al livello di tassazione più alto degli 85 euro, anche i procedimenti, comunque legati alla crisi familiare, di modifica delle condizioni stabilite nella separazione. Tutte le questioni, cioè, connesse all'accudimento dei figli, all'attribuzione della casa familiare o all'assegno di mantenimento.

Anche le cause di lavoro e le liti con il fisco danno l'addio all'esenzione dal contributo unificato. Alle prime si applica la tabella di scaglioni del civile ma con importi dimezzati; per le seconde, invece, si va da un minimo di 30 a un massimo di 1.500 euro in base al valore della controversia.

Sul fronte tributario, però, non c'è solo il debutto del contributo unificato. La manovra segna infatti un vero e proprio spartiacque per quanto riguarda le controversie con l'agenzia delle Entrate di valore fino a 20mila euro, con modifiche sia per il passato che per il futuro. I contenziosi in corso al 1° maggio scorso potranno, infatti, essere chiusi attraverso il meccanismo della definizione agevolata. In pratica una riedizione del condono datato 2002. Quindi il contribuente potrà mettere fine alle controversie fino a 2mila euro versando al fisco 150 euro. Mentre se la lite è relativa a una cifra superiore la quota da pagare sarà rispettivamente del 10% o del 50%, a seconda che il contribuente sia risultato vincitore o perdente nella precedente sentenza emessa dai giudici, o del 30% se il collegio non si è ancora pronunciato. Il calendario è delineato: versamenti entro il 30 novembre, istanza di definizione entro il 31 marzo del prossimo anno; toccherà poi al fisco trasmettere entro il 15 luglio 2012 ai giudici interessati l'elenco delle liti pendenti per le quali è stata presentata la richiesta. Entro il 30 settembre 2012 dovrà arrivare sia la comunicazione della regolarità delle domande presentate sia delle somme versate.

Questo per quanto riguarda il contenzioso già esistente. Dal prossimo anno, cambierà invece la procedura da seguire per chi intenda ricorrere contro un avviso di accertamento dell'Agenzia relativo a contestazione sempre fino a 20mila euro. Di fatto, l'impugnazione dell'atto sarà possibile solo dopo aver tentato, di fatto, una "composizione" con l'ufficio delle Entrate. Ecco perché il primo passo sarà la presentazione di un reclamo che potrà contenere una proposta di mediazione. Trascorsi 90 giorni senza accoglimento o senza che sia stata conclusa la mediazione, il reclamo acquista gli effetti del ricorso e da quel momento decorrono i termini per la successiva costituzione in giudizio.

Novità che si legano a doppio filo anche all'avvio dell'accertamento esecutivo (il debutto è slittato al prossimo 1° ottobre). Anche perché la definizione dovrebbe alleggerire i carichi delle commissioni tributarie che da ora in poi saranno chiamate a decidere sulle istanze di sospensiva in 180 giorni, così come prevede la legge di conversione del Dl Sviluppo approvata definitivamente dal Senato la scorsa settimana.

Infine il capitolo previdenziale. In questo caso le cause pendenti a fine 2010 e per un importo entro i 500 euro si estinguono di diritto, con la vittoria a favore del cittadino.

 

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