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Cause civili e responsabilità dei giudici Il piano sulla giustizia parte da qui

Chissà se quando l’annunciò al momento della presentazione del suo esecutivo in Parlamento per il mese di giugno, a insaputa anche del ministro Guardasigilli appena nominato, il presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva in mente quello che il governo riuscirà a partorire lunedì prossimo oppure qualcos’altro. Il presidente del Consiglio parlò di «pacchetto organico di revisione della giustizia che non lasci fuori niente», ma per adesso siamo a un decreto legge sulla giustizia civile che tenterà di smaltire gli arretati e rivedere alcune regole per provare a limitare il numero delle cosiddette «cause temerarie», e a un disegno di legge su alcuni aspetti della giustizia penale, come la reintroduzione del falso e l’autoriciclaggio. Poi si pensa di rivedere la prescrizione, facendo in modo che non decorra più dopo la sentenza di primo grado. Sono stati anche studiati aggiustamenti alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie, ma è ancora difficile prevedere quali testi saranno portati al Consiglio dei ministri di lunedì (per essere approvati) e quali invece resteranno delle «linee guida» o dichiarazioni di intenti per avviare la discussione in attesa di addivenire a conclusioni e soluzioni concrete; che poi sarebbero la sola cosa utile, visto il proliferare negli ultimi anni di sterili dibattiti su Grandi Riforme che non hanno mai visto la luce. Tuttavia il ministro della Giustizia Andrea Orlando confida che il passaggio della prossima settimana segni l’avvio di un cammino che porti a risultati tangibili . 
Giustizia civile
Il decreto sulla giustizia civile prevede la possibilità di affidare la soluzione delle controversie agli avvocati, che non avranno bisogno di ricorrere al giudice una volta trovato l’accordo. Viene inoltre allargato il ricorso all’arbitrato, ma soprattutto sarà obbligatorio per il giudice, e non più facoltativo salvo casi eccezionali, condannare la parte soccombente alle spese processuali di chi ha vinto la causa: è un tentativo teso a scoraggiare il ricorso ai giudici per liti in cui una delle due parti ha poche o nessuna possibilità di spuntarla, e in questo modo ridurre il carico di lavoro degli uffici giudiziari ingolfati.
La responsabilità civile dei magistrati è divenuta argomento d’attualità dopo che la Camera ha approvato un emendamento (non in vigore perché è ancora necessaria l’approvazione del Senato) che ha introdotto la possibilità della responsabilità diretta del giudice o del pm, senza più la mediazione dello Stato. Principio che il governo considera di dubbia costituzionalità, sul quale si intende intervenire salvaguardando la possibilità che il cittadino ipoteticamente danneggiato chieda allo Stato il risarcimento (senza più il filtro attualmente previsto della corte d’Appello, cioè altri giudici, che ne valuti la preliminare ammissibilità) e successivamente lo Stato — accertata la responsabilità del magistrato — si rivalga sulla toga «colpevole». In via obbligatoria e non più discrezionale, e con un innalzamento dei limiti economici che può arrivare fino a metà dello stipendio .
Intercettazioni e privacy
Di questo ieri Orlando ha discusso col presidente dell’Associazione nazionale magistrati Sabelli, il quale s’è sentito in parte rassicurato, ma per un’altra parte del problema attende di vedere i testi scritti; soprattutto per valutare se e come saranno «tipizzati» i casi di dolo o colpa grave per i quali il giudice potrà essere dichiarato responsabile. Per quanto riguarda le intercettazioni, il ministro della Giustizia ha spiegato al presidente dell’Anm che la riforma allo studio non restringe la possibilità di registrare le conversazioni tra inquisiti o altre persone connesse alle indagini, né il loro utilizzo nei processi. Il problema che il governo vorrebbe risolvere è quello di evitare una divulgazione «extra giudiziaria» ritenuta eccessiva delle intercettazioni; si pensa a un allargamento dell’area della segretezza, per esempio richiamando le registrazioni in sintesi nei provvedimenti destinati a divenire di pubblico dominio, con i testi custoditi in fascicoli separati, riservate a indagati e avvocati. La questione resta di difficile soluzione, perché sarà complicato evitare che i legali non possano fare copia delle intercettazioni (a quel punto non più segrete) senza intaccare il diritto di difesa.
Csm e sanzioni disciplinari
Bisognerà dunque attendere le norme in ogni dettaglio, così come ci sarà da capire come verrà tradotta l’idea di affidare il secondo grado di giudizio disciplinare per tutte le magistrature (ordinaria per cui ora si ricorre in Cassazione, amministrativa e contabile) a una sorta di Alta corte in cui siano rappresentate quote dei diversi ordini giudiziari e una designata dal presidente della Repubblica. Per questa riforma ci vorrà un disegno di legge costituzionale (a parte l’estensione delle sanzioni disciplinari alle magistrature contabile e amministrativa, che stabilisce una base deontologica comune), con tutto ciò che ne consegue in termini di tempi e quorum richiesti; sarà invece sufficiente una legge ordinaria per cambiare il sistema elettorale col quale i giudici scelgono i loro rappresentanti al Consiglio superiore della magistratura. Che se pure venisse approvata, non potrà essere applicata nel rinnovo del Csm già fissato per la prossima settimana. Modifiche ancora in via di elaborazione sono previste anche per il sistema di nomine negli uffici giudiziari direttivi e nei trasferimenti dei singoli magistrati .

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