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Causale più leggera se c’è il patto aziendale

Un puzzle di non facile incastro, con tanti tasselli quante sono le possibili eccezioni alle regole generali, e dove la chiave per arrivare alla soluzione è legata a doppio filo ai patti siglati in azienda.
Le novità del decreto lavoro (Dl 76/2013) sulle assunzioni a termine allargano i margini di manovra della contrattazione di secondo livello. Due i capitoli che potranno essere oggetto di intese aziendali: la stipula di contratti «acausali» (senza l’indicazione dei motivi che giustificano il lavoro a tempo) e la gestione flessibile delle pause tra un contratto a termine scaduto e quello successivo, riportate, in via generale, a 10-20 giorni.
Mentre in passato solo i contratti collettivi nazionali potevano stabilire eventuali eccezioni, direttamente o in via delegata ai livelli decentrati, l’attuale quadro legislativo lascia il campo libero – in prima battuta – alla contrattazione di secondo grado, aziendale o territoriale.
Spetta dunque alle parti sociali stabilire le ipotesi di esonero della causale, possibilità già prevista per il settore postale e aeroportuale (con determinati limiti), per le start up innovative, per i contratti stipulati con lavoratori assunti dalle liste di mobilità. Tutte deroghe alla regola generale che stabilisce l’acausalità solo per il primo contratto stipulato tra le parti. E sempre le parti possono decidere di ridurre ulteriormente gli intervalli tra un contratto e l’altro o, addirittura, di azzerarli.
Le eccezioni devono essere fissate da accordi siglati dalle organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro più rappresentative sul piano nazionale. Mentre per le attività stagionali sono stati aboliti del tutto gli intervalli obbligatori: la misura è stata accolta con favore nel settore turistico. «In questo modo – osservano da Federalberghi – si consente a imprese e lavoratori di cogliere le occasioni di impiego che il mercato offre».
In questa fase di forte crisi, con un tasso di disoccupazione che a maggio ha superato la soglia del 12% (12,2%, record dal 1977), le aziende evidenziano infatti la necessità di avere a disposizione strumenti immediatamente efficaci. «Bisogna fare di più e con decisione – ha commentato nei giorni scorsi il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, con riferimento all’intero pacchetto di misure varate finora – . Sono passi nella direzione giusta, personalmente però li ritengo piccoli passi».
Secondo Claudio Miotto, vicepresidente di Confartigianato, «la possibilità per le imprese di utilizzare i contratti a termine in maniera più flessibile dev’essere prevista direttamente dalla legge, senza dovere attendere i tempi degli accordi fra le parti».
Una chance potrebbe arrivare in tempi rapidi dal pacchetto riguardante Expo 2015 – con deroghe più ampie, come l’estensione a 18 mesi dell’acausalità – stralciato dal decreto lavoro e che potrebbe vedere la luce nelle prossime settimane. Indicazioni più chiare si avranno domani quando in Commissioni lavoro e finanze del Senato ci saranno le audizioni delle parti sociali sul decreto. «È auspicabile che per Expo – sottolineano da Assolombarda – vengano adottati interventi più marcati, realmente efficaci per rilanciare l’occupazione».
Sul fronte sindacale, se la Cgil esprime un giudizio negativo sull’alleggerimento dei vincoli sulla causale introdotto dal Dl 76 e su «una correzione impropria della gerarchia delle fonti contrattuali», maggiori aperture arrivano da Cisl e Uil. Luigi Sbarra, segretario confederale Cisl, dà il placet, «in generale, a maggiori spazi per i contratti a termine: in questa grave e lunga fase recessiva, sono una forma di flessibilità tutelata e regolamentata». Infine Guglielmo Loy, segretario confederale Uil, propone «una gestione dell’acausalità lasciata alla sola contrattazione collettiva, anche aziendale, con contestuale eliminazione, dal testo del decreto, della più generale ipotesi di acausalità del primo contratto a tempo determinato».

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