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Causa orfana del cliente: censura per l’avvocato

Censura per l’avvocato che, senza informare nessuno, prosegue l’azione giudiziaria malgrado il decesso del cliente. La Cassazione – sentenza 12636/2019 – conferma la violazione del codice deontologico per il mancato rispetto del dovere di lealtà e di correttezza a carico dell’incolpata che aveva dato seguito a un’ azione contro l’Inps, con un ricorso in riassunzione datato 2008, nonostante il cliente fosse morto nel 2003.

I probiviri avevano contestato che, nel corso del procedimento, la ricorrente non aveva «fornito prova di aver saputo del decesso del suo assistito» e le avevano addebitato «di non aver curato l’iniziativa di contattare lo stesso o i suoi familiari per dar conto e convenire le azioni a tutela dello stesso».

Per il consiglio dell’Ordine territoriale, la cui decisione è stata avallata dal Cnf, il legale aveva assunto tutte le iniziative processuali di sua iniziativa. La ricorrente aveva violato, per oltre 5 anni, l’obbligo di informare l’assistito, al punto da indurre sia i giudici aditi sia le controparti processuali, a ritenere legittimo l’incarico svolto.

Un comportamento che entra in rotta di collisione con le responsabilità connesse al rilievo pubblicistico della funzione difensiva.

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