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Causa civile con prove atipiche

Il giudice civile può fondare la propria decisione anche su prove non espressamente previste dalla legge, purché acquisite al processo come produzione documentale. Lo afferma il tribunale di Reggio Emilia (giudice Gianluigi Morlini) in una sentenza del 3 dicembre.
Nei fatti, un giovane motociclista aveva perso la vita nello scontro con un’autovettura, il cui conducente era stato indagato per omicidio colposo; a seguito di richiesta del pm, il procedimento si era concluso con decreto di archiviazione del gip.
Genitori e fratelli del ragazzo hanno allora chiesto al Tribunale civile la condanna dell’automobilista al risarcimento del danno sofferto per la perdita del congiunto.
Il giudice rigetta, innanzitutto, le richieste istruttorie delle parti, ritenendo che la controversia sia sufficientemente istruita in base alle acquisizioni probatorie del procedimento penale.
Si tratta di prove atipiche, in quanto non «ricomprese nel catalogo dei mezzi di prova specificamente regolati dalla legge». Il Tribunale ricorda che il processo civile non conosce una norma analoga a quella contenuta nell’articolo 189 del Codice di procedura penale, che consente al giudice di assumere anche una prova non disciplinata dalla legge «se essa risulta idonea ad assicurare l’accertamento dei fatti e non pregiudica la libertà morale della persona». Tuttavia, dottrina e giurisprudenza – prosegue la motivazione, richiamando la sentenza n. 5440/2010 Cassazione – escludono che «l’elencazione delle prove nel processo civile sia tassativa» e ammettono anche prove atipiche attraverso «lo strumento della produzione documentale», la cui efficacia «deve essere assimilata a quella delle presunzioni semplici ex articolo 2729» del Codice civile.
Tra le prove atipiche rientrano, fra l’altro, le perizie, le prove e le decisioni di altri processi. Di conseguenza, il giudice emiliano ritiene utilizzabili gli accertamenti e i verbali di sommarie informazioni rese dai testimoni alla Polizia stradale nell’immediatezza dei fatti, la consulenza tecnica disposta dal pm e il decreto di archiviazione del gip. Atti, questi, che consentono di riscostruire «chiaramente e incontrovertibilmente» la dinamica del sinistro nel senso che il motociclista, procedendo a velocità elevatissima, aveva invaso la semicarreggiata opposta senza che l’automobilista avesse il tempo di porre in essere un’efficace manovra di emergenza.
È comunque irrilevante il fatto che l’automobilista sia stato indagato per il reato di guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti, punito dall’articolo 187 del Codice della strada. Ciò perché – come aveva osservato il gip nel decreto di archiviazione – la condotta di guida dell’automobilista «non (era) stata diversa da quella di un qualunque soggetto in piena lucidità». Ragioni che inducono, dunque, il Tribunale a respingere la domanda di risarcimento.

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