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Cattolica, spunta l’ipotesi Banco Bpm nei dossier delle banche d’affari

Alcuni ritengono sia solo una suggestione, altri ricordano quanto negli anni il progetto sia stato più volte oggetto di dibattito. E il confronto, evidentemente, non si è mai sopito al punto che il dossier sarebbe tornato sul tavolo. Da qualche mese, infatti, diverse banche d’affari, alcune italiane altre straniere, avrebbero cominciato ad analizzare l’ipotesi di un asse tra Cattolica e Banco Bpm. Tanto da arrivare a mettere nero su bianco un piano dettagliato per le nozze. L’idea, spiegano fonti finanziarie, avrebbe preso forza soprattutto nel corso dell’estate complice un contesto che sembrava favorevole alla creazione di una nuova entità finanziaria con radici salde in Veneto. Uno dei presupposti che ha mosso infatti i banchieri a stendere una nuova versione del piano è la mancanza, in una regione industrialmente e imprenditorialmente chiave per il paese, di un punto di riferimento “locale” per il tessuto produttivo. La crisi della Popolare Vicenza e quella di Veneto Banca hanno generato un vuoto solo parzialmente colmato dai grandi operatori del credito. Tanto più per il fatto che l’altra istituzione di riferimento, Banco Bpm, sembra ormai avere il baricentro più spostato verso Milano.
Di qui l’idea di rispolverare il progetto di un grande conglomerato finanziario che faccia da bussola a chi opera sul territorio. Il piano, in sostanza, punterebbe alla creazione di una holding capace di controllare da un lato le attività bancarie e dall’altro quelle assicurative. Sul modello, seppure in scala diversa, di quanto già fa il gruppo Unipol. Così facendo, peraltro, verrebbe in un certo senso anche dribblato l’annoso tema della trasformazione in spa di Cattolica.
I due soggetti, come è noto, hanno già un’intesa di bancassurance e, tra l’altro, vantano anche un azionista in comune, ossia la Fondazione Cariverona socia al 3,43% del gruppo assicurativo e con lo 0,5% dell’istituto. L’ente, probabilmente, pur non essendo impegnato direttamente sul dossier, potrebbe vedere con favore una simile ipotesi. Giusto qualche settimana fa il presidente Alessandro Mazzucco parlava così dei due asset: «Cattolica ha un piano industriale che è abbastanza interessante, la nostra attenzione è sempre solida. Stanno facendo delle azioni di rinnovamento importanti, mi sembra che vadano bene». E Banco Bpm? «Ha una partita non altrettanto facile». E sulle aggregazioni? «Bisognerebbe capire con chi e dove», ha concluso il presidente.
L’idea che la risposta possa essere “Cattolica” al momento rappresenta più un caso di studio che un’ipotesi concreta. In molti, d’altra parte, sottolineano la difficoltà di costruire un progetto simile in questa fase, tanto più perché richiederebbe, tra le altre cose, spalle molto larghe sul fronte del capitale. Anche se il modello di bancassurance ha recentemente ritrovato improvvisa forza, come sottolineava qualche tempo fa un report di Credit Suisse. Sono già diversi gli istituti che hanno consolidato la propria presenza nel comparto assicurativo, soprattutto nel vita. E l’occasione di crescita nell’arco dei prossimi cinque o dieci anni, secondo la banca, è lo sbarco in forze nel danni. In proposito, come detto, Banco Bpm e Cattolica hanno già un accordo.
Contattata la compagnia ha però voluto precisare: «Da parte nostra non c’è nulla allo studio rispetto a queste ipotesi». Dello stesso tono il commento di Banco Bpm. Fonti vicine all’istituto, hanno infatti sottolineato che ai vertici della banca non è mai stato presentato alcun progetto di questo tipo.

Laura Galvagni

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