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Cattolica, aumento entro l’estate Risultato operativo record (+36%)

L’aumento di capitale si farà, le azioni proprie legate all’esercizio del recesso verranno vendute entro l’anno e gli effetti della partnership con Generali inizieranno a vedersi sui risultati 2021. Ma intanto Cattolica è a un passo dal completare la svolta storica che, almeno sulla carta, proietterà il gruppo in una dimensione del tutto nuova: una governance a prova di Autorità di Vigilanza e la trasformazione in spa dal primo aprile. «Diventeremo spa, ma i nostri principi resteranno sempre gli stessi. Saremo una compagnia retail con una forte presenza nel settore Auto e la vocazione di crescere nel non Auto e un’attenzione su specifiche nicchie come il terzo settore e l’agroalimentare e che avrà come architrave la rete agenziale ma guarderà avanti con l’intento di essere veloce, innovativa e digitale». Carlo Ferraresi, ceo del gruppo assicurativo, ha riassunto così, in questo colloquio con Il Sole 24 Ore, i temi centrali sul tavolo di Cattolica che, con la chiusura dei conti 2020 e la prossima assemblea di bilancio, conta di buttarsi definitivamente alle spalle un anno oggettivamente complicato: il Covid, l’intervento delle Autorità, Ivass e Consob, l’aumento di capitale, l’attenzione della Procura di Verona, l’ingresso di Generali, le frizioni con il partner Banco Bpm e il percorso di rimedi studiato con la Vigilanza.

Dodici mesi chiusi comunque con un risultato operativo record (412 milioni in crescita del 36,6%) ma con un netto calo della raccolta (5,7 miliardi in discesa del 18,6%). «I risultati di quest’anno sono positivi, anche se un po’ in chiaro-scuro. I premi vita sono scesi a causa della pandemia che ha portato alcune reti distributive a soffrire come quella con il Banco Bpm. Diversamente il danni ha tenuto (-2,5%). E le restrizioni legate alle varie fasi di lockdown hanno aiutato ad abbassare la frequenza dei sinistri a beneficio del combined ratio (sceso di 7,5 punti percentuale all’86,8%, ndr) e quindi del risultato operativo», ha spiegato Ferraresi. In questo contesto, complice anche l’aumento di capitale da 300 milioni riservato all’ingresso di Generali, la solidità patrimoniale di Cattolica è tornata su livelli adeguati (la Solvency a fine anno era al 187%). Eppure anche la seconda tranche della ricapitalizzazione da 200 milioni «verrà fatta; a riguardo abbiamo preso accordi specifici con le Autorità per completarla entro l’estate», ha sottolineato Ferraresi.

Per fine anno verrà invece valorizzato il pacchetto di azioni proprie legate al recesso, altra mossa chiesta da Ivass per completare il rafforzamento patrimoniale. «Abbiamo l’impegno di cedere le azioni entro il 2021, abbiamo già ricevuto un’offerta formale e altre informali. Al momento ho portato in consiglio l’unica proposta formale ma il board ha ritenuto di non procedere. Penso che il tema verrà affrontato dal nuovo cda, salvo che non arrivi una proposta particolarmente interessante sul fronte prezzo». A proposito di governance è ormai tempo di liste da presentare in assemblea per la nomina del nuovo board. «Ci sarà un profondo ricambio dell’organo, stiamo seguendo tutte le indicazioni di Ivass. La lista verrà pubblicata nella seconda decade di aprile e allo stato ci stanno lavorando il comitato nomine e il consulente Spencer Stuart». Del consiglio, come già ora peraltro, faranno parte anche gli uomini di Generali. Gruppo con il quale «è stata stretta una partnership di assoluta importanza che ci permetterà di crescere. Nel 2021 verranno chiusi tutti i cantieri che abbiamo in essere con loro e inizieremo a vedere i benefici degli accordi sui risultati già da quest’anno».

Quanto agli ultimi numeri del 2020, l’utile netto è sceso a 36 milioni (dimezzato rispetto all’anno scorso) «soprattutto a causa dell’impairment sul goodwill (-138 milioni sulle Società Vera)». L’utile adjusted è pari a 192 milioni, in crescita dell’85,9%. In questo quadro, e alla luce anche delle raccomandazioni di Eiopa e Ivass a cui si aggiunge il fatto di non avere completato le operazioni sul capitale richieste dal regolatore, il cda ha proposto l’accantonamento degli utili anziché la distribuzione di una cedola.

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