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Catene italiane ancora piccole I discount conquistano mercato

Vendite record, ma margini in calo. La fotografia della grande distribuzione organizzata italiana (Gdo) scattata da Mediobanca nel suo Osservatorio sul settore mette in luce l’eccezionalità del 2017 per le principali insegne retail che operano nel nostro Paese nel settore alimentare, ma evidenzia anche i fattori critici che, sul lungo termine, potrebbero rendere insostenibile il modello industriale attuale. Forse già dal 2018, se si considera che l’anno in corso vede una nuova frenata dei consumi.
Lo scenario – dice Gabriele Barbaresco, direttore dell’Area studi di Mediobanca – vede numerosi attori diffusi sul territorio nazionale, con dimensioni molto piccole se confrontate con i player internazionali e con una scarsissima (se non nulla) propensione all’internazionalizzazione. Basti pensare che il gruppo leader per fatturato, Coop Italia, raggiunge i 14,8 miliardi, contro i 21 miliardi, ad esempio, dello spagnolo Mercadona, al 18° posto nella classifica internazionale.
Fin qui, nulla di nuovo. Quello che sembra però sparigliare le carte, rispetto al passato, è la discrepanza tra crescita di vendite e utili («la migliore degli ultimi quattro anni», precisa Barbaresco) e riduzione dei margini industriali. Lo stesso trend si registra anche a livello internazionale, ma in Italia è reso più stridente dal fatto che i player nostrani hanno ricavi e redditività inferiori rispetto a quelli esteri.
Analizzando i bilanci dei 20 principali gruppi italiani della Gdo alimentare al dettaglio (che rappresentano il 97% del mercato nazionale), Mediobanca ha registrato un aumento complessivo dei ricavi, nel 2017, del 4,4%, a quota 83 miliardi, contro i 1.258 miliardi di fatturato aggregato realizzati dai 18 big mondiali del retail, da WalMart (che da solo supera il Pil dell’Austria, con 413,4 miliardi di euro) ad Ahold Delhaize, Carrefour o Tesco. In termini di redditività, il Roi (redditività del capitale investito) dei gruppi esteri si è attestato al 9,9%, contro il 4,8% degli italiani. Tuttavia si distinguono alcuni «gioielli» nostrani: guardando alle singole insegne, diverse catene italiane scalano la classifica mondiale dei best performence per redditività, con Eurospin al primo posto (Roi al 23%, si veda box accanto), Lillo-Md al quinto e Lidl Italia al sesto. Di qui la seconda macrotendenza che emerge dall’Osservatorio di Mediobanca: la grande scalata dei discount che, iniziata ormai qualche anno fa, nel 2017 una forte accelerazione e nell’anno che sta per chiudersi ha visto anche l’arrivo nel nostro Paese di nuovi player (Aldi e Leader Price). Disaggregando i dati complessivi, si osserva che i discount nel 2017 hanno realizzato vendite pari al 15,7% del totale di mercato, ma utili pari al 34,2% e un Roi del 19,9%. La Distribuzione organizzata rappresenta invece il 33% dei ricavi e il 44,3% degli utili, con un Roi del 9,2%; il mondo cooperativo (Coop e Conad) registra il 24,2% delle vendite e utili per il 18,9%. Chi soffre di più è la Grande distribuzione, che muove un fatturato del 27,2% ma solo il 2,5% degli utili, con un Roi del 3,5%.
Il futuro della distribuzione in Italia è dei discount? Per Patrizio Podini, presidente di MD, la loro quota nel nostro Paese è destinata a salire fino al 28% in dieci anni. Per il direttore generale di Selex, Maniele Tasca, vale invece anche per i discount quello che vale per la Gdo in generale, ovvero una necessaria selezione tra player che si dovranno dividere un mercato in via di saturazione. La concentrazione dei player, secondo Tasca, è la chiave dello sviluppo per i prossimi anni. Concorda Giorgio Santambrogio, ad di VéGé: «Scordiamoci l’idea che piccolo sia bello – osserva –. Acquisizioni e aggregazioni stanno aumentando, anche se lentamente, e questa è la strada obbligata».
Infine, uno sguardo al canale dell’e-commerce alimentare che, sebbene ancora poco sviluppato in Italia, ha raggiunto nel 2018 un valore di 1,1 miliardi, in aumento del 34% sul 2017.

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