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«Catastrofica un’uscita dall’euro»

A poche ore da un incontro dei ministri delle Finanze europei che rischia di essere inconcludente, e mentre la Grecia appare sempre più vicina al tracollo finanziario, la Banca centrale greca ha preso posizione contro l’uscita del paese dalla zona euro, descrivendo vividamente le conseguenze sociali ed economiche di questa eventualità. Sul fronte politico, sia Atene che Bruxelles si sono espresse ieri con animosità, confermando le loro posizioni in un clima tra le parti ormai avvelenato.
Dopo il fallimento domenica del più recente round negoziale, la Grecia e i suoi creditori si guardano in cagnesco. Neppure l’incontro di oggi dei ministri delle Finanze, fissato da tempo, dovrebbe sortire risultati. Un alto funzionario europeo ha spiegato ieri qui a Bruxelles che la discussione sul dossier greco sarà «piuttosto breve». I creditori hanno fatto le loro proposte per sbloccare nuovi aiuti alla Grecia; spetta ad Atene avvicinare le sue posizioni, mentre mancano 14 giorni alla fine dell’attuale memorandum.
Il fallimento della Grecia e la sua uscita dalla zona euro sono scenari a cui ormai Germania, Olanda, Portogallo dicono di prepararsi. Ieri la Banca centrale greca ha avvertito che la mancanza di un accordo con i creditori comporterebbe «conseguenze dolorose». Lo sconquasso debitorio si trasformerebbe, secondo l’istituto monetario, in «una crisi incontrollabile», con «grandi rischi» per il settore bancario e la stabilità finanziaria, fino a provocare una crisi del cambio e una «impennata dell’inflazione».
I ministri delle Finanze ascolteranno oggi in Lussemburgo il resoconto delle tre istituzioni creditizie chiamate a negoziare nuovi aiuti alla Grecia (oltre alla Commissione, anche il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea). L’idea di un vertice europeo a livello di capi di stato e di governo non sembra probabile, per ora. Si preferirebbe che la soluzione alla crisi greca venga trovata dai ministri. «La palla è nel campo dei greci. Noi siamo a disposizione», ha detto il funzionario europeo.
Da Atene, il linguaggio del premier Alexis Tsipras è stato quasi minaccioso. Alla luce di una soluzione sostenibile, «il governo greco recentemente eletto dal popolo farà i sacrifici necessari», ha detto il primo ministro. In assenza di una soluzione sostenibile, «assumeremo la responsabilità di dichiarare il grande No alla continuazione di politiche catastrofiche». Tsipras ha confermato che il suo governo non vuole accettare nuovi impegni sul fronte pensionistico e del diritto del lavoro.
Da più parti, esponenti comunitari hanno respinto le accuse greche che le ultime proposte dei creditori, rifiutate dai greci, siano assurde o insignificanti. Il vice presidente della Commissione Valdis Dombrovskis ha spiegato: «La Grecia deve comunicare ciò che vuole. Non solo ciò che non vuole». L’ex premier lettone ha detto che i creditori sono venuti incontro ad Atene su vari fronti, in particolare riducendo gli obiettivi di bilancio. Il clima di sospetto reciproco avvelena i rapporti e aumenta le chance di incidenti.
«Non vi sarà accordo se la Grecia non modifica le sue posizione significativamente», ha avvertito dal canto suo il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier. Da una intesa dipendono 7,2 miliardi di euro di nuovi aiuti da sbloccare entro la fine del mese. La Grecia, in gravissima crisi di liquidità, deve rimborsare in giugno 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale. Ieri il capo negoziatore greco Euclide Tsakalotos ha detto che il suo paese non ha i soldi per pagare.
Lo stesso accordo, semmai si riuscisse a raggiungere, richiederà tempi tecnici lunghi per l’esborso di nuovi aiuti. Come spiegano alcuni diplomatici, l’intesa va redatta, tradotta, e presentata ai paesi creditori, alcuni dei quali devono ricevere poi il benestare parlamentare. Intanto, in un clima teso e incerto, la Banca centrale europea ha deciso ieri di consentire all’istituto monetario greco di aumentare ulteriormente i prestiti di emergenza al settore creditizio nel paese mediterraneo, da 83 a 84,1 miliardi di euro.
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