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Catasto e riscossione, sprint della delega

La riforma del catasto, ma anche la riduzione della pressione fiscale da raggiungere anche con la lotta all’evasione, il principio della responsabilità fiscale dell’amministratore, la codificazione dell’abuso del diritto, lo stop alla giungla delle addizionali, la semplificazioni degli adempimenti e novità sui giochi che puntano all’identificazione dei giocatori, nel pieno rispetto della privacy, al fine di potenziare il contrasto al riciclaggio. Ma anche il potenziamento del contenzioso tributario con il recepimento della proposta di revisione avanzata dal Cnel e soprattutto la riforma della riscossione locale. Sono alcuni dei punti significativi del testo base della delega fiscale adottato dalla Commissione Finanze della Camera, così come proposto dal Presidente-relatore Daniele Capezzone.
Il termine per gli emendamenti è fissato per il 10 settembre e il fatto che il testo messo a punto dal Comitato ristretto sia stato licenziato all’unanimità con il contributo di tutte le forze politiche lascia pensare a un rapido iter parlamentare alla ripresa dei lavori. Sui tempi di attuazione, poi, il nuovo testo concede 12 mesi al Governo per sfornare i decreti delegati, ma almeno uno dovrà essere «deliberato» dal Consiglio dei ministri entro 4 mesi dalla data di entrata in vigore della delega.
E il primo decreto potrebbe già avere un nome: la riforma del catasto. Passaggio necessario, come ha segnalato la Commissione Finanze del Senato nel documento conclusivo approvato ieri sull’indagine della tassazione immobiliare in Italia, per superare anche il nodo Imu. Tra le novità introdotte in materia di catasto il ricorso a funzioni statistiche, un vero e proprio algoritmo che secondo il Comitato ristretto dovrà comunque guardare alle più aggiornate metodologie statistiche utilizzate a livello internazionale. Alla base dei nuovi valori estimativi resta il passaggio dal vano al metro quadrato, la relazione al valore di mercato, la localizzazione e le caratteristiche edilizie dei beni per ciascuna destinazione catastale.
L’altra riforma attesa dalla delega è quella della fiscalità locale. Il Ddl interviene per far ripartire un mondo bloccato dal 2011, quando il decreto Sviluppo di quell’anno stabilì l’addio di Equitalia e diede l’avvio alla catena delle proroghe (ora la situazione è congelata fino al 31 dicembre). Sul tema, oltre a incaricare il governo di fissare le nuove regole per le gare e i requisiti per l’iscrizione all’albo, la delega ha recepito nel comitato ristretto tre novità importanti, proposte da Michele Pelillo (Pd). La prima va dritta sul tema dei costi della riscossione, e fissa il principio per cui aggi e costi accessori legati alle attività di raccolta dei tributi locali siano allineati a quelli previsti per la riscossione a mezzo ruolo. Tradotto in pratica, significa che in base ai decreti attuativi le società pubbliche e private che utilizzano lo strumento dell’ingiunzione non potranno proporre ai Comuni oneri superiori a quelli che la legge fissa per Equitalia, che ha l’esclusiva sul ruolo.
Fissata questa regola, ed estesi alle attività di accertamento i criteri di «competenza, certezza e trasparenza» già previsti dal testo originario per la sola riscossione, la delega comunque riapre le porte alle società private, prevedendo che anche loro, insieme a Equitalia, mettendo a disposizione le proprie competenze ai Comuni. Il tentativo è quello di creare un quadro di regole paritario, che permetta alle società locali private e pubbliche di competere nelle gare di riscossione locale entro tetti “predefiniti” di costi per le amministrazioni, senza offrire esclusive o corsie preferenziali: nel frattempo, resta da capire la sorte del Consorzio che secondo l’ultima proroga avrebbe potuto affiancare i Comuni nella fase di uscita di Equitalia, ma che per il momento rimane un’ipotesi fissata solo sulla carta.

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