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Castellucci:“Noi pronti ad espanderci all’estero ma lo Stato torni ad agire nell’interesse nazionale”

«Solo per farle un esempio, noi ci abbiamo messo cinque anni per ottenere l’autorizzazione per aprire l’asilo nido aziendale al quale, ovviamente, possono iscriversi anche i bambini del quartiere. Questo è il nostro Paese: è come se la pubblica amministrazione fosse in una trappola». Roma, quartiere popolare del Tiburtino, headquarter di Atlantia, con azionista di riferimento la famiglia Benetton e una capitalizzazione superiore ai 16 miliardi di euro. Giovanni Castellucci, dal 2006 amministratore delegato, ricorda come Atlantia, con le controllate Autostrade per l’Italia e Aeroporti di Roma sia oggi il primo investitore privato in Italia e al mondo nel settore delle infrastrutture. E pensa di continuare a espandersi all’estero. «Siamo pronti a far entrare partner fino al 30 % del capitale di Adr – dice Castellucci – e utilizzare le nuove risorse finanziare per crescere più velocemente nel settore degli aeroporti nel mondo». Dove? «Dove si presenteranno opportunità su scali con forte potenziale di sviluppo».

Intanto, però, avete dovuto lasciare la Francia. Il governo di Parigi ha fatto dietrofront sull’ecotassa ed è saltato il contratto con voi, vinto con una gara, per la gestione del telepedaggio. Il governo francese vi restituirà più di 400 milioni. Cosa ci farete?
«Li impegneremo in altri progetti, saranno di supporto ad altri investimenti in Italia e nel mondo ».
In poco tempo avete risolto il contenzioso. In Italia sarebbe andato allo stesso modo? Qual è la differenza per un investitore?
«Praticamente il contenzioso non c’è stato. La differenza è che all’estero la pubblica amministrazione ha la possibilità di esercitare un certo livello di discrezionalità, ovviamente rendendone puntualmente conto. La discrezionalità è normale mentre da noi il sistema di norme sembra fatto apposta affinche la PA non possa decidere».
Nella decisione francese è prevalso l’interesse nazionale o il potere di veto della lobby dei trasportatori?
«Non penso che in questo caso la Francia abbia agito in funzione dell’interesse nazionale. Semplicemente un progetto che era nato con il supporto di tutti l’ha via via perso. E con una decisione legittima il governo francese ha fatto marcia indietro onorando con noi tutti gli impegni. Una decisione costosa nella quale non è estranea la volontà di mantenere con l’Italia un rapporto privilegiato. Tra Hollande, Valls e Renzi mi sembra esserci un rinnovato rapporto di forte collaborazione. I cui primi frutti in Europa sono già visibili. C’è una cosa che però vorrei dire sull’interesse nazionale».
Quale?
«Che in Francia, e lo stesso vale in altre grandi nazioni europee, tutto il Paese si uniforma all’interesse nazionale. Reale, non di facciata. Ogni progetto o decisione viene valutato in funzione delle ricadute sul sistema Paese. ».
E da noi? Sta dicendo che in Italia non è così?
«Da noi nel passato parlare pubblicamente di interesse nazionale creava un certo imbarazzo. Il pragmatismo con cui il governo Renzi ha affrontato alcune questioni industriali segna un cambio di prospettiva ».
Quali operazioni industriali?
«L’Alitalia ad esempio è stata un’operazione di politica industriale di successo senza che lo Stato, questa volta, sborsasse un euro. Una vera operazione di sistema. E poi anche l’approccio su Ilva, anche se molto differente, punta pragmaticamente alla sostanza dei problemi».
Nei giorni scorsi si è scritto di un piano di riassetto di Autostrade con la cessione di una quota. È vero?
«No, non c’è alcun progetto in corso di cessione di quote di Autostrade. Mentre confermo che puntiamo a cedere fino al 30% di Adr, per avere piu risorse per crescere nel mondo, non per accrescere il dividendo agli azionisti. La nostra è da anni una strategia di crescita accelerata nel mondo, ma che lasci nell’azienda adeguate risorse finanziarie ».
Quali sono i tempi della cessione della quota di minoranza di Adr e il vostro ingresso in altri aeroporti internazionali?
«Entro la prossima primavera ma solo se troveremo partner disposti a riconoscere il giusto valore di Adr. Trovare nuove risorse non è una necessità per un gruppo come il nostro che gode di un rating superiore di due livelli rispetto a quello assegnato alla Repubblica italiana».
C’era bisogno di un nuovo aumento delle tariffe autostradali?
«Abbiamo le tariffe più basse d’Europa e quelle di Autostrade sono al di sotto della media italiana. Aggiungo che siamo il gruppo che, in Europa, investe di più nel potenziamento e nell’ampliamento della rete. Dopodiché l’aumento delle tariffe, peraltro sotto l’inflazione programmata, fa parte della applicazione di un contratto».
Lei, come Marchionne, assumerà applicando il Jobs act?
«Noi, a differenza di molti altri, dal 2007 a oggi abbiamo aumentato l’occupazione diretta. Nella sola Italia da 8.300 persone a 9 mila (a cui vanno aggiunti qualche decina di migliaia di lavoratori dell’indotto). Per noi il fattore lavoro non è un vincolo o un fastidio bensì un valore. E l’abbiamo fatto aumentando l’efficienza e internalizzando molte attività. La parola “outsourcing” non fa parte da anni del nostro vocabolario».
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