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Castelli: prima del Mes ci sono 127 miliardi da usare. Il deficit? Se ne farà di più

ROMA Il governo sarà costretto a chiedere al Parlamento una nuova autorizzazione ad aumentare il deficit 2020. Per almeno una decina di miliardi di euro, oltre i 75 già approvati finora da Camera e Senato. Lo spiega la viceministra dell’Economia, Laura Castelli (5 Stelle): «Dobbiamo arrivare alla fine del 2020, emergono nuove necessità».

Quali?

«Probabilmente 3 miliardi per gli enti locali, che devono chiudere i bilanci a luglio facendo fronte al calo delle entrate. Il Movimento 5 Stelle farà di tutto per non mandare in dissesto i comuni. Poi dovremo intervenire ancora a sostegno del turismo, in particolare delle aziende più piccole, del commercio e dell’artigianato. Potrebbero essere necessarie nuove risorse per la cassa integrazione. Inoltre, ho già parlato con la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, e servono altre risorse per garantire la ripartenza della scuola».

Quanto serve in tutto?

«Stiamo verificando. L’ordine di grandezza realistico è di una decina di miliardi, ma adesso mi sembra prematuro fissarsi su una cifra. Deve però essere chiaro che, poiché la manovra di bilancio conterrà misure che entreranno in vigore il prossimo gennaio, noi intanto dobbiamo arrivare alla fine del 2020».

Intanto non si potrebbero usare i fondi Ue del Mes (36 miliardi per l’Italia)?

«È un dibattito che va fatto in un altro momento, carte alla mano. Oggi (ieri per chi legge, ndr.) il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha detto che non si tratta della manna. Inoltre, prima di prendere questi che, non dimentichiamolo, sarebbero dei prestiti, ci sono tantissime risorse che già abbiamo ma non riusciamo a spendere».

Qualche esempio?

«Cento miliardi che Anas e Rfi hanno già programmato e che si potrebbero usare nella rete stradale e ferroviaria. Circa sedici miliardi di fondi sono fermi nei ministeri mentre altri 6,5 attendono di essere spesi nel settore idrico. E ho appena interpellato l’Inail sui 4,5 miliardi fermi dal 2013 e destinati all’edilizia sanitaria e scolastica. In tutto, circa 127 miliardi di euro da sbloccare. E la ricognizione non è finita, sono sicuramente di più».

Perché non si spendono?

«La politica non si deve nascondere dietro la burocrazia e deve abbatterla. È la sfida di questo secolo. E sarà al centro del decreto legge che faremo sulle semplificazioni e gli investimenti. Abbiamo un problema gigante che riguarda i tempi di autorizzazione dei lavori. Per esempio, mi dicevano gli esperti, per fare un parco eolico ci vogliono 5 anni per il via libera mentre le direttive Ue imporrebbero di adeguarsi in un anno, massimo due».

I comuni

«Il governo chiederà al Parlamento di ampliare i margini di spesa, 3 miliardi ai comuni»

Prima ha parlato del calo delle entrate degli enti locali. Ma bisognerà intervenire anche rispetto al calo delle entrate centrali?

«È tutto collegato. Ma noi confidiamo nella ripartenza, grazie alle misure messe in campo. Sulle entrate ci sono segnali incoraggianti. Questa esperienza ci ha mostrato un’Italia molto compatta. Dobbiamo dare atto a chi, potendolo fare, ha aiutato lo Stato pagando quello che doveva pagare, anche se poteva non farlo per via delle sospensioni».

Cosa si aspetta dagli Stati generali dell’economia?

«Sono un’occasione importante di confronto. Ed è significativo che partecipi anche la presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen. L’Italia ha già indicato la strada ad altri Paesi durante la pandemia, può farlo anche per la ripartenza».

Intanto dovete sbrogliare la matassa di 8 mila emendamenti al decreto legge Rilancio.

«Ci sono 800 milioni per le modifiche. Non sono pochi e si possono selezionare quelle sulle quali c’è più consenso. Poi, per le atre necessità, si dovrà pensare appunto a nuove risorse in deficit e poi con la manovra di bilancio per il 2021».

Ci sono 8 milioni di lavoratori in cassa integrazione anche perché le aziende sono pigre, come dice il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico?

«No, penso piuttosto che si trovino in un situazione molto complessa, strette fra l’impossibilità di licenziare e le difficoltà nell’ottenere liquidità, che non sono di oggi».

Quanto si può andare avanti col blocco dei licenziamenti?

«Non all’infinito. Dobbiamo trovare presto un bilanciamento tra il diritto al lavoro e quello dell’imprenditore di riorganizzare l’azienda».

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