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Cassette di sicurezza blindate

Nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria è possibile far emergere anche attività conservate nelle cassette di sicurezza. Per i contribuenti che, per esempio, hanno presentato la dichiarazione per il 2009, non rileva ai fini della procedura di collaborazione volontaria nazionale il denaro contenuto in una cassetta di sicurezza che non sia mai stata aperta dopo il 31 dicembre di quell’anno. Invece, nell’ipotesi in cui il denaro era già detenuto in un paese black list in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale, in un periodo d’imposta per il quale non è decaduta la contestazione delle violazioni, questo dovrà essere indicato nella relazione di accompagnamento della procedura di collaborazione volontaria internazionale. Sono queste le indicazioni che la Circolare n. 27/E dell’Agenzia delle entrate fornisce con riferimento alla procedura di regolarizzazione degli attivi detenuti in cassette di sicurezza. Si tratta, senza ombra di dubbio, di tematiche molto delicate e spinose in relazione alle quali gli studi professionali attendevano con ansia le indicazioni di prassi amministrativa.

La Circolare 27/E

La Circolare chiarisce al contribuenti che potranno essere oggetto di regolarizzazione sia gli attivi detenuti in cassette di sicurezze site nel territorio italiano sia quelli detenuti in cassette di sicurezza site in stati esteri ma, precisa altresì la medesima Circolare, la procedura di collaborazione volontaria nazionale non potrà essere in alcun modo utilizzata per ottenere una certificazione circa l’irrilevanza fiscale della disponibilità di valori in Italia fuori dal circuito degli intermediari finanziari.

Periodo d’imposta

Alla luce di quanto detto, il contribuente – e per esso il suo professionista – sarà tenuto a far emergere esclusivamente i valori a sua disposizione in Italia che siano stati il frutto di evasione fiscale in periodi d’imposta ancora aperti, fornendo ogni utile informazione e documento relativo alle violazioni dichiarative commesse, indicando, altresì, la disponibilità dei valori frutto di evasione fiscale come prova della stessa.

Professionista in posizione centrale

In sostanza, quindi, viene ribadita la funzione centrale della relazione del professionista nell’ambito dell’intera procedura di collaborazione volontaria atteso che è proprio all’interno di tale documento che occorrerà dare evidenza di ogni informazione utile e necessaria a giustificare quanto avvenuto (anche) con riferimento al contenuto delle cassette di sicurezza e alle eventuali movimentazioni finanziarie collegate. Sotto tale ultimo profilo la Circolare afferma, condivisibilmente, che per giustificare quanto affermato si potrà ricorrere anche a prove di natura indiretta: in particolare, ricorda il documento, si tratta del caso di accesso a una cassetta di sicurezza in Italia nei giorni immediatamente successivi a quelli del prelievo di contante dal conto svizzero. In sostanza, il principio di ragionevolezza supporterà tutto quanto affermato in seno alla relazione.

Società estero-vestite

Parimenti interessante, poi, quanto affermato dalla Circolare con riferimento alle procedure da seguire in caso di società estero-vestite. Afferma, infatti, l’Agenzia che in tal caso la società dovrà chiedere, in via preliminare, l’attribuzione di un codice fiscale italiano secondo le modalità ordinarie e solo successivamente potrà accedere alla presentazione in via telematica del modello di richiesta di accesso alla procedura di collaborazione volontaria internazionale. Da ultimo, in caso di società trasparenti, la procedura dovrà essere attività anche da soci in caso di società trasparenti.

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