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Casse, si tratta sulla tassazione

La politica è impegnata a evitare l’aumento della tassazione al 26% sulle rendite finanziarie per le Casse di previdenza. Tutto ruota sulla necessità di reperire 50 milioni, ma le varie componenti del Governo – in attesa che si pronunci l’Economia – cercheranno soluzioni praticabili per scongiurare l’incremento dal 20 al 26 per cento.
È quanto emerso ieri durante il Forum 2014 «Fare previdenza. Creare sviluppo» organizzato dalla Cassa di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti che si è svolto ieri a Roma presso la Galleria Colonna.
Il Governo ha quantificato in 50 milioni i ricavi derivanti dall’aumento della tassazione dal 20 al 26% sulle plusvalenze finanziarie degli enti di previdenza dei professionisti – così come previsto dal decreto Irpef 66/2014 in corso di conversione in parlamento – mentre secondo le Casse il valore dovrebbe essere il doppio nell’ipotesi di andamento dei mercati senza particolari scostamenti dal trend di quest’anno. La tassazione delle rendite al 20% comporta una contrazione delle prestazioni delle pensioni dei professionisti dell’8%, che sale almeno al 10% se sarà confermato l’aumento della pressione fiscale.
Andrea Camporese, presidente dell’Adepp, l’associazione degli enti di previdenza delle professioni, sul punto è chiaro: «Siamo esposti per 10 miliardi sui titoli di Stato – avverte – troppo per i parametri di sicurezza che ci impone il ministero dell’Economia, avendo un patrimonio di 61 miliardi. Se il Mef si dimostra troppo “fiscale” e confermerà l’aumento al 26%, che io non saprei come spiegare ai miei iscritti – ha sottolineato –, diventeremo fiscali anche noi».
Secondo Camporese la politica italiana non ha ancora capito il ruolo strutturale che la previdenza svolge per la crescita del Paese: «A Bruxelles quando si è parlato di previdenza io ero l’unico rappresentante italiano». E ricorda che in 17 paesi dell’Europa la tassazione delle rendite finanziarie degli enti di previdenza è pari a zero. A prescindere dalla cifra, un aumento della tassazione al 26% farebbe lievitare ulteriormente la forbice che già esiste tra enti gestori di pensioni di primo pilastro e i fondi di previdenza complementare, che hanno una tassazione agevolata ferma all’11 per cento. Il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti ammette: «Questa situazione è ingiusta, non si possono avere trattamenti così differenziati per strutture che hanno funzioni simili. Se non ci sono risorse aggiuntive per evitare l’aumento sulle Casse, la proposta allo studio è quella di aumentare la tassazione dei fondi della previdenza complementare e portarla al 14 o 15 per cento». Ricordiamo che il patrimonio dei fondi di previdenza complementare ammonta a circa 106 miliardi.
Anche Massimo Cassano, sottosegretario al Lavoro, ha riconosciuto come la tassazione sulle rendite impatta non solo sui rendimenti ma anche e soprattutto sulle prestazioni. Renzo Guffanti, presidente della Cassa di previdenza dei dottori commercialisti, è stato chiaro nel suo intervento di apertura: «Con l’aumento delle tasse viene sostenuta solo la spesa pubblica corrente, mentre è necessario investire. Noi vorremmo investire nel sistema Paese e cerchiamo un dialogo con le istituzioni per capire come fare. La Cassa che rappresento ha deliberato di investire quest’anno sulle piccole e medie imprese italiane 140 milioni. Rispetto a una tassazione che per noi è una uscita, tutto il sistema della previdenza privata sarebbe disposta a investire di più anche con rendimenti bassi purché con regole chiare, non vessatorie e contraddittorie». Guffanti fa notare di avere anticipato quanto previsto dall’ultimo Def approvato dal governo, dove si parla di «favorire una maggiore partecipazione degli investitori istituzionali che veicolano il risparmio di lungo periodo – in particolare fondi pensione, casse previdenziali e compagnie di assicurazioni – negli investimenti a sostegno dell’economia reale del nostro Paese».

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