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Casse, si alza l’età della pensione

C’è chi ha previsto di porre l’asticella per la pensione, di vecchiaia, addirittura a 75 anni di età. Ma per chi ricade in sistemi contributivi puri saranno sufficienti anche 5 anni di contribuzione – è il caso dei consulenti del lavoro – solo però se si raggiungono i 70 anni di età e con la consapevolezza che l’assegno sarà strettamente connesso a quanto versato e, quindi, di importo ridotto.
Le leve utilizzate dalle casse di previdenza professionali per centrare l’obiettivo della sostenibilità a cinquant’anni prevedono, pur con intensità diverse, un aumento del tempo di vita lavorativa e contributiva necessario per accedere alla pensione, nonché una serie di correttivi nel sistema di calcolo per chi non ha scelto di passare al contributivo puro.
Scelte in linea con le linee guida condivise lo scorso mese di giugno dai 20 presidenti delle casse aderenti all’Adepp: «I sistemi retributivi premiali e insostenibili sono solo un lontano ricordo, nel pubblico come nel privato. È necessario calare la sostenibilità di lungo periodo nella specificità delle platee interessate, tenere conto delle loro caratteristiche, ragionare sul ciclo economico in atto e sul futuro dei giovani».
Applicare la sostenibilità in contesti specifici significa, come per esempio ha fatto Inarcassa tenere conto dell’aspettativa di vita generale calcolata dall’Istat ma “ritoccarla” verso l’alto perché architetti e ingegneri hanno prospettive più alte della media. Significa anche, più in generale, portare l’età pensionabile verso i 70 anni, come hanno deciso di fare avvocati, consulenti del lavoro, commercialisti, geometri e farmacisti. Sono però i notai i più longevi lavorativamente parlando, per loro l’età per andare in pensione con la “vecchiaia” è di 75 anni; non è però un obbligo, con 30 anni di contributi si può lasciare il lavoro anche a 67 anni. Rivisto tendenzialmente verso l’alto anche il minimo di anni di contribuzione che spesso cresce di cinque anni, arrivando a 35 o 40.
Rivisto sensibilmente annche il sistema di calcolo dell’assegno pensionistico. Quando le riforme varate in questi mesi andranno a regime, tra gli 11 enti di previdenza privatizzati con il Dlgs 509/1994 ad applicare il metodo contributivo non saranno più solo dottori commercialisti e ragionieri, che utilizzano questo sistema oramai da diversi anni, ma anche ingegneri e architetti, consulenti del lavoro, geometri – che però consentono di scegliere il retributivo se si resta al lavoro fino a 70 anni – e giornalisti.
Chi ha mantenuto il sistema di calcolo retributivo, però, ha comunque ristretto i margini e i redditi che saranno presi in considerazione: non saranno solo quelli degli ultimi anni di attività, storicamente più alti, ma saranno relativi all’intera vita lavorativa. Si dice che lo stesso ministro del Lavoro, Elsa Fornero, abbia definito questo meccanismo una sorta di “contributivo indiretto”.
Sulla carta le Casse hanno fatto quanto richiesto loro dalla legge 214/2011, articolo 24 e portato a casa un bilancio tecnico in equilibrio a 50 anni. È però necessario attendere la valutazione del ministero sulla base dei dati forniti dagli enti per avere la certezza di aver evitato l’applicazione forzata del contributivo pro rata e del contributo di solidarietà sulle pensioni in essere.
Sul fronte professioni ci sono novità in arrivo per le tariffe forensi. Il tribunale di Cremona ha infatti rinviato alla Corte costituzionale la valutazione sulla legittimità dell’intervento di soppressione attuato dal Governo. Ad annunciarlo è stato ieri, nel corso della seconda delle due giornate di astensione dalle udienze programmate, l’Oua che ha spiegato come il giudice sembra aver messo nel mirino la volontà del legislatore di “costringere” gli avvocati a non accettare incarichi non remunerativi in maniera tale da tagliare in maniera sensibile il flusso delle cause. La decisione sarà emessa nei prossimi mesi.

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