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Casse, sanatoria a forte impatto

Sono 16 le Casse di previdenza che, avendo affidato la riscossione a Equitalia, sono interessate dalla rottamazione dei ruoli prevista dal dl 193/2016. Tra queste le Casse dei farmacisti, giornalisti, veterinari, dottori commercialisti, geometri e avvocati. Oltre gli ordini professionali che, anche in questo caso, hanno affidato in carico alla società di riscossione il recupero delle morosità degli iscritti. Morosità che, in alcuni casi, ha toccato punte del 50% del numero degli iscritti. Valori, dunque, che impattano sui bilanci degli enti e che, alla luce della sanatoria in arrivo, consente una falcidia del credito, potrebbero anche essere rivisti. Tanto che, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, è partito il pressing per quanto meno delimitare il perimetro di applicazione della sanatoria con l’esclusione di casse e ordini professionali. Percorso però in salita visto che il decreto all’esame del senato è pressoché blindato. E la stessa Adepp (Associazione degli enti previdenziali privati) è al lavoro per far passare l’esclusione quanto meno nella legge di Bilancio. E sui confini dell’esatto perimetro di applicazione della «definizione agevolata» delle cartelle esattoriali si stanno agitando gli Enti previdenziali dei professionisti. Se, infatti, come osservato dalla Cassa forense, l’articolo 6 del decreto legge fiscale collegato alla manovra economica (193/2016) «non sembrerebbe riguardare» gli istituti pensionistici privati e privatizzati che hanno come «focus» i contributi degli iscritti, non imposte e/o tasse, il generico riferimento alle «sanzioni» incluse nei carichi esattoriali potrebbe, invece, far propendere per una tesi diversa, giacché «Equitalia, di per sé, non applica «sanzioni», bensì si limita ad applicare l’aggio per la riscossione e gli interessi di mora sui carichi insoluti»; pertanto, secondo l’Ente previdenziale degli avvocati, in tal caso si potrebbe tendere verso una «interpretazione estensiva della norma che includa tutti gli Enti impositori». E, quindi, anche quelli cui versano i contributi i professionisti e che sono stati istituiti grazie ai decreti legislativi 509/1994 e 103/1996. La questione ha, comunque, contorni assai rilevanti, considerato che «con riferimento alle sole sanzioni iscritte a ruolo da parte di Cassa Forense negli ultimi sei anni, si parlerebbe di una cifra di circa 60 milioni di euro», mentre andando a leggere le voci del bilancio della Cassa di previdenza dei dottori commercialisti del 2015 emerge che gli interessi e le sanzioni iscritti a ruolo ammontano a 25 milioni. Quel che è certo è che le Casse hanno manifestato la necessità che dal punto di vista istituzionale si faccia quanto prima chiarezza, anche perché, se davvero fossero incluse nell’ambito di applicazione della norma sulla «rottamazione» dei crediti, ciò significherebbe, hanno precisato a ItaliaOggi fonti degli stessi Enti, che il legislatore andrebbe a compiere una «invasione di campo» nei confronti di istituti previdenziali a tutti gli effetti privati (malgrado la loro inclusione, da essi costantemente contestata, nell’elenco Istat delle pubbliche amministrazioni, ndr) che applicano autonomi e diversi sistemi sanzionatori. A tirarsi fuori dal dibattito è stata prontamente Inarcassa (ingegneri e architetti), sostenendo che, «in quanto soggetto privato, l’Ente non emette più ruoli dal 1999». Pertanto, hanno proseguito i vertici, «in questo senso il recente provvedimento di rottamazione delle cartelle non produrrà alcun effetto».

Cristina Bartelli e Simona D’Alessio

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