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Casse, salvi i tagli per i pensionati dal 2007

Doppia misura della Cassazione, a Sezioni unite, per giudicare le delibere delle Casse di previdenza private che comportano tagli alle prestazioni. L’articolo 1, comma 488 della legge 147/2013 fa salve le delibere degli enti privatizzate che hanno applicato il modo “flessibile” il criterio del pro rata, vale a dire la salvaguardia di quanto maturato fino all’introduzione di criteri di calcolo più restrittivi. La legge 147/2013 è stata qualificata come norma di interpretazione autentica con effetti retroattivi. Tuttavia, questo vale solo per i pensionati e per le deliberazioni dal 2007. 
Per i pensionati fino a tutto il 2006, invece, le delibere delle Casse dovevano rispettare in modo rigido il criterio del pro rata, vale a dire dovevano applicare eventuali criteri restrittivi solo sui segmenti della pensione ancora da maturare, senza intaccare i calcoli relativi al passato. Con una sentenza molto articolata, la 17742/2015, la Corte di cassazione a Sezioni unite dà torto alla Cassa ragionieri per aver disatteso, per un pensionato del 2001, il criterio del pro rata quale era previsto nella versione originaria della legge 335/1995. Spiega la Cassazione: gli enti di previdenza privatizzati non possono adottare, in funzione dell’obiettivo di assicurare l’equilibrio di bilancio e la stabilità delle proprie gestioni provvedimenti che … risultino incompatibili con il rispetto del principio del pro rata». Per i trattamenti erogati fino al 31 dicembre 2006 la formulazione originaria della legge 335 «prevedeva – spiega infatti la Cassazione – l’applicazione rigorosa del principio del pro rata».
Tutta un’altra storia dal 2007 in poi, quando la legge 296/2006 ha attenuato il principio del pro rata – che va semplicemente tenuto presente – e ha fatto salve le delibere adottate fino all’entrata in vigore della legge. Questa formulazione, però, non ha limitato il contenzioso da parte dei pensionati delle Casse di previdenza, in particolar modo ragionieri e dottori commercialisti, che hanno ritenuto illegittimi i tagli sulle prestazioni conseguenti a regole più restrittive per il pensionamento, in quanto non rispettose del principio del pro rata. Da qui, il nuovo intervento con la legge 147/2013, articolo 1, comma 488: le delibere delle Casse private adottate e approvate prima del 2007 si intendono legittime ed efficaci «a condizioni che siano finalizzati ad assicurare l’equilibrio finanziario di lungo termine». La previsione si è qualificata come norma di interpretazione autentica e quindi retroattiva. Proprio su questo è stata chiamata a esprimersi la Cassazione a Sezioni unite. L’auto qualificazione della norma basta per considerarla come «interpretazione autentica», oppure la disposizione ha una valenza innovatrice? La conclusione delle Sezioni unite è che l’intervento del legislatore sia stato chiarificatore, vista l’ambiguità della norma del 2006 e sia conforme ai canoni legislativi desumibili dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Beninteso, per i pensionati post 2006.

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