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Casse private, allarme-prelievo

Le Casse di previdenza privatizzate sono pronte a investire nell’economia reale per contribuire alla ripresa del Paese ma chiedono condizioni fiscali migliori. Il governo non esclude tale possibilità, ma invita gli enti a una gestione attenta degli importi a loro disposizione.
È stato soprattutto l’aumento della pressione fiscale introdotto dalla legge di stabilita 2015 a tenere banco ieri nella tavola rotonda della sesta edizione del Forum in Previdenza organizzato dalla Cassa nazionale di previdenza e di assistenza dei dottori commercialisti (Cnpadc). Un incremento che ha portato dal 20 al 26% la tassazione sui rendimenti degli investimenti degli enti, con la possibilità di scendere al 20% grazie a un credito d’imposta di sei punti percentuali, a fronte di operazioni realizzate a vantaggio dell’economia reale.
In apertura dei lavori Renzo Guffanti, presidente della Cnpadc, ha sottolineato gli sforzi della sua Cassa per riequilibrare i conti e raggiungere una maggior equità tra le diverse generazioni di iscritti: «I commercialisti hanno rinunciato a parte dei diritti acquisiti o acquisendi a fronte di scelte che hanno determinato la sicurezza del loro sistema previdenziale. Ora abbiamo dei fondi (6 miliardi di patrimonio, un saldo attivo di bilancio che nel 2014 supera i 500mila euro) che mettiamo a disposizione del sistema paese. C’è la disponibilità della Cassa a impegnarsi ma anche l’auspicio che la timida misura di 80 milioni per finanziare il credito d’imposta possa contare negli anni su un finanziamento maggiore, in modo da abbattere l’aliquota finale non dal 26 al 20% ma al 15».
Un’aspettativa condivisa da Andrea Camporese, presidente dell’Adepp, associazione che riunisce 19 casse privatizzate, per il quale la «tassazione al 26% è iniqua, ingiusta e miope perché riduce la sostenibilità dei bilanci, le prestazioni e le coperture sociali. Con una tassazione pari a quella tedesca o francese potremmo moltiplicare per 2,5 volte gli attuali interventi di welfare».
Sulla possibilità di ulteriori risorse il governo è cauto, ma non esclude interventi. «La possibilità di ridurre l’aliquota può essere considerata un esperimento – ha affermato Bruno Busacca, responsabile della segreteria tecnica del ministro del Lavoro – per vedere se il sistema è in grado di realizzare queste cose». In compenso ha invitato le Casse a migliorare le competenze sugli investimenti, tenuto conto che gli stessi si stanno evolvendo dal tradizionale settore immobiliare verso quello mobiliare, peraltro in un quadro difficile caratterizzato da bassi rendimenti. Busacca ha anticipato che nel dm con le linee guida per gli investimenti verrà introdotta la possibilità di collaborazione tra diversi soggetti. «Non daremo disposizioni precise sulle forme di collaborazione attuare – ha spiegato Busacca – ma indicazioni di massima, lasciando alle Casse la libertà di agire». Un richiamo è venuto anche da Carlotta De Franceschi, consulente economico del presidente del Consiglio, che ha sottolineato come a seguito del crac Lehman Brothers sono stati bruciati 1,5 miliardi di investimenti degli enti di previdenza privatizzati. Quanto alla possibilità di aumentare il credito d’imposta ha affermato: «Al momento non so se ci saranno altre risorse per gli investimenti delle Casse nell’economia del Paese. Una prima verifica ci sarà con la prossima legge di stabilità».

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