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Casse, il risparmio va in welfare

Professionisti più tutelati. Le casse infatti potranno investire i risparmi in misure di welfare a favore degli iscritti, quali tra l’altro prestazioni ai professionisti in crisi, interventi a sostegno delle pensioni o all’ingresso dei giovani nel mondo delle professioni. A stabilirlo il nuovo art. 10-bis inserito nel dl n. 76/2013 in sede di conversione al senato il quale, tuttavia, vi destina soltanto i risparmi che le casse conseguiranno in più rispetto alla spending review (10% dei costi 2010). Il dl lavoro ha ricevuto ieri il via libera con 203 sì, 35 no e 32 astenuti; adesso è atteso alla camera per la seconda lettura.

Un welfare per i professionisti. La novità fa parte degli emendamenti accantonati martedì e approvati ieri: uno del governo sulla riforma Fornero (altro articolo in pagina); uno del senatore Santini e altri sui debiti delle p.a. (si veda articolo a pagina 23); il terzo del senatore Maurizio Sacconi e altri riguardante, appunto, i risparmi di gestione degli enti di previdenza privati. Sono interessati, dunque, sia i cosiddetti enti privatizzati ex dlgs n. 509/1994 (tra gli altri cassa forense, Inpgi, Enpam, Inarcassa, Enpacl, cassa commercialisti, cassa ragionieri), sia gli enti previdenziali dei liberi professionisti costituiti dopo la riforma Dini del 1995, ex dlgs n. 103/1996 (tra gli altri Enpap, Enpapi, Eppi, Inpgi2). Tre le principali finalità della nuova norma: destinare risorse aggiuntive all’ingresso dei giovani nel mondo delle professioni e sostenere i redditi dei professionisti nelle fasi di crisi. Al tal fine gli enti possono attuare misure di welfare a favore degli iscritti e per le finalità di assistenza, mediante utilizzo di economie e risparmi derivanti dal ricorso a forme associative di gestione. Tuttavia, deve trattarsi di risparmi «aggiuntivi» rispetto a quelli previsti dalla spending review (dl n. 95/2012) che, si ricorda, obbliga le casse a un dazio di contribuzione forzosa del 10%, da quest’anno, della spesa sostenuta per consumi intermedi nell’anno 2010 (5% nel 2012).

Adepp in cabina di regia. La seconda finalità mira ad anticipare l’ingresso dei giovani professionisti nel mercato del lavoro. Il nuovo art. 10-bis riconosce agli enti previdenziali, singolarmente o mediante l’Adepp (Associazione enti previdenziali privati), la facoltà di investire ulteriori risparmi in misure volte alla promozione e al sostegno dell’attività professionale anche in forma societaria. Soddisfazione è stata espressa dal presidente dell’Adepp, Andrea Camporese, «per il ruolo attivo e sussidiario affidato alle casse di previdenza» dalla nuova norma. «È importante che misure urgenti sul lavoro per i giovani includano finalmente anche i giovani professionisti», ha detto Camporese. «Da tempo sosteniamo che la previdenza non possa essere scollegata dal lavoro; è assolutamente necessario», ha concluso, «che il professionista venga garantito e sostenuto lungo l’intero arco della sua vita lavorativa».

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