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Casse, esonero contributivo per pochi

Sul «sentiero stretto» dell’esonero contributivo (cosparso di «blocchi» insormontabili, che vanno dalla necessità di esser in regola coi versamenti a quella d’aver subito un calo di 1/3 del fatturato, nel 2020, a fronte di un reddito inferiore ai 50.000 euro) si stanno incamminando poche migliaia di liberi professionisti. E, perciò, a godere dello «sconto», fino a un massimo di 3.000 euro, sarà una platea di lavoratori autonomi che ha (davvero) sofferto per la crisi pandemica, ben più risicata dei circa 500.000 beneficiari, la scorsa primavera, del «bonus» trimestrale da 600/1.000 euro (il Rui, Reddito di ultima istanza). Ad oltre un mese dall’avvio della procedura telematica per la richiesta dell’agevolazione, la Cassa forense fa sapere a ItaliaOggi che sono pervenute quasi 7.000 istanze da altrettanti avvocati, di cui circa 5.500 rispondenti ai parametri fissati dalla Legge di Bilancio per l’anno in corso (178/2020, modificata col decreto Sostegni 41/2021, cui è, infine, seguito, a luglio, il decreto dei ministri del Lavoro Andrea Orlando e dell’Economia Daniele Franco che ha definito il perimetro di applicazione della norma, ndr), l’Enpam (medici e dentisti) ne ha raccolte finora 10.787 ed evidenzia che «la verifica di tutti i requisiti necessari per ottenere l’esonero verrà eseguita successivamente al termine di presentazione di tutte le domande», ma nei prossimi giorni avvierà campagne informative per raggiungere altri «camici bianchi» potenziali fruitori; Inarcassa (architetti e ingegneri) ha ricevuto almeno 3.500 richieste, di cui circa 2.500 possono essere accolte, la Cdc (dottori commercialisti) sta effettuando i controlli sulla validità delle circa 800 domande arrivate, alla Cassa ragionieri ne sono affluite 317 che rispettano i «paletti» legislativi.

A quota 750 le istanze indirizzate all’Enpap (psicologi), sulle quali sono in corso le verifiche, mentre l’Enpab (biologi), che aveva stimato che i potenziali aventi diritto fossero 13.676, è stato destinatario di 2.946 richieste, di cui 717 hanno confermato di potersi avvantaggiarsi dell’aiuto, confermando, cioè, un decremento del 33% del volume d’affari nel 2020, mentre 2.229 si sono autoesclusi, non potendo confermare la sussistenza dei requisiti.

A invocare l’esenzione dal versamento delle quote dovute all’Ente previdenziale un numero irrisorio di farmacisti: una cinquantina di associati, rende noto la Cassa di categoria, l’Enpaf, aggiungendo che, alla scadenza dell’opportunità, il 31 ottobre, si potrà salire, al massimo, a 200. Le ragioni risiedono nelle caratteristiche della professione, non interessata da chiusure, anzi, «uno dei pochi punti di riferimento per il cittadino, specie nelle zone più colpite dal Covid-19».

Generalmente, comunque, i criteri dell’esonero, stringenti e selettivi, rispetto all’indennità da 600/1.000 euro, lasciano fuori dall’aiuto migliaia di professionisti già a basso reddito, ma non in grado di dichiarare una discesa dei guadagni del 33%. E, dunque, la dotazione di un miliardo di euro appare più che sufficiente per soddisfare le richieste del beneficio.

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