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Casse e Fondi, stesse regole

Il ministero dell’Economia stringe i tempi sulla revisione di criteri e limiti di investimento dei fondi pensione. Il percorso di adeguamento del decreto 703/96 è praticamente concluso ed entro fine mese la bozza del testo verrà pubblicata in consultazione. Inoltre, la nuova impostazione si applicherà anche alle Casse di previdenza professionali, per le quali il Dl 98/2011, oltre ad aver attribuito alla Covip il controllo sugli investimenti, ha previsto la definizione – da parte dell’Economia – di nuovi criteri su investimenti, conflitti di interessi e banca depositaria.
L’indicazione è emersa ieri, a Roma, nel corso del «Forum 2012-In previdenza» organizzato dalla Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti (Cnpadc). «Con il nuovo decreto – ha detto Alessandro Rivera, Capo direzione del sistema bancario e finanziario dell’Economia – ci sarà un cambio di approccio radicale. Il sistema attuale si fonda su limiti quantitativi, singole asset class e su vincoli percentuali di impiego del portafoglio. L’architrave futura sarà invece incentrata su due cardini: proporzionalità e proceduralizzazione, quindi su processi di investimento».
Naturalmente, sarà necessario tenere conto delle peculiarità delle Casse, sulle quali il ministero introdurrà una serie di aggiustamenti. In particolare, ha detto Rivera, «dovremo disciplinare il tema della banca depositaria; valutare se con questo decreto debba essere disciplinato il processo di selezione del gestore e i contenuti delle convenzioni; fare un approfondimento sul tema dell’Asset-Liability Management, perché nel caso delle Casse ci sono obblighi di erogazione di prestazioni certe, che impongono una gestione integrata attivo-passivo». Infine, per le Casse sarà studiata una normativa transitoria, per riportare gli investimenti in essere in linea con i nuovi criteri.
«Un’impostazione certamente apprezzabile» secondo Walter Anedda, presidente della Cnpadc, il quale ha auspicato che lo stesso approccio della consultazione pubblica venga adottato anche quando sarà pronto lo specifico provvedimento sulle Casse.
La giornata di ieri ha, comunque, offerto molti spunti di dibattito sul tema degli investimenti previdenziali, specie in relazione ai controlli. Sul nuovo ruolo affidato alla Covip, Anedda non ha mancato di sottolineare il pericolo che questa attività sia aggiuntiva in uno scenario di verifiche e verificatori già alquanto frammentato.
Preoccupazione, quella dell’eccesso di controllori, giunta dallo stesso presidente della Covip, Antonio Finocchiaro, che ha auspicato una revisione complessiva del sistema attuale, finalizzata a un’attribuzione più lineare dei compiti di verifica. La Covip avrà supervisione su un patrimonio complessivo di 130-140 miliardi (Casse e Fondi), sui quali – ha ricordato Finocchiaro – si è da tempo accesa l’attenzione di gestori e altri soggetti, con suggerimenti per incrementare investimenti non tradizionali. «La Covip ha più volte richiamato i temi dei costi, delle professionalità, della serietà, della valutazione dei criteri di contabilizzazione degli attivi. Occorre attenzione – ha aggiunto Finocchiaro – perché non va scordato che Casse e Fondi non sono “fondi finanziari” ma devono restituire agli assicurati un reddito nel medio-lungo periodo».
Sullo sfondo, per le Casse, il grande tema della sostenibilità, chiamato – entro settembre – al test (molto contestato) imposto dal decreto salva-Italia, sulla tenuta dei bilanci a 50 anni, basata sul solo equilibrio previdenziale (senza considerare il patrimonio e con un’incognita sui rendimenti).
«L’unica modalità coerente per valutare la sostenibilità – ha concluso Giampaolo Crenca, presidente del consiglio nazionale degli attuari – è quella di prendere come riferimento il bilancio tecnico attuariale, che tiene conto anche del patrimonio, dei relativi proventi e delle spese generali».

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