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Casse, bonus alle porte

Turismo, cultura, ambiente, reti idriche, strade, porti, aeroporti, ferrovie, ospedali, immobili pubblici non residenziali, telecomunicazioni ed energia. Sono questi i settori strategici nei quali casse di previdenza e fondi pensione dovranno investire, con un orizzonte di medio-lungo termine, per avere diritto al credito d’imposta previsto dalla legge n. 190/2014 a parziale compensazione dell’aumento impositivo sui rendimenti finanziari (passato dal 20% al 26% per le casse e dall’11,5% al 20% per i fondi pensione). Il decreto attuativo del ministero dell’economia è stato registrato dalla Corte dei conti ed è atteso a ore in Gazzetta Ufficiale. La versione finale del provvedimento è in linea con quella anticipata da ItaliaOggi del 27 marzo 2015. Non ci saranno «assalti alla diligenza» né click day: qualora la somma dei bonus richiesti dagli enti fosse maggiore del plafond disponibile (80 milioni di euro annui a partire dal 2016), la torta sarà ripartita proporzionalmente tra gli aventi diritto. Se invece il budget risulterà capiente rispetto alle domande, tutti otterranno l’importo prenotato. Il cuore del dm è rappresentato dall’art. 2, che individua le attività di carattere finanziario a medio o lungo termine nelle quali gli enti dovranno investire per accedere all’agevolazione fiscale (pari, rispettivamente, al 6% per le casse e al 9% per i fondi pensione). Ci saranno due possibilità: o un investimento diretto, tramite sottoscrizione o acquisto di azioni od obbligazioni, oppure indiretto, mediante il veicolo dei fondi comuni di investimento infrastrutturali. In quest’ultimo caso, gli Oicr potranno investire in capitale (venture capital, private equity) o in titoli di debito (private debt), purché le società target che operano nei settori strategici non siano quotate. Gli asset così individuati dovranno essere detenuti per almeno cinque anni. In caso di dismissione o scadenza dei titoli prima del quinquennio, l’ente dovrà reinvestire il corrispettivo in analoghe attività entro 90 giorni (e non più 30, come inizialmente ipotizzato), pena la perdita del beneficio. Entro due mesi dall’entrata in vigore del dm l’Agenzia delle entrate dovrà dettare le regole attuative e approvare il modulo di richiesta del bonus. Sarà la stessa amministrazione finanziaria a determinare annualmente la percentuale del credito d’imposta spettante a ciascun soggetto. Il tax credit dovrà essere utilizzato obbligatoriamente in compensazione, tramite il modello F24 telematico, e indicato nella dichiarazione dei redditi.

Luci e ombre. Ma ad accogliere la versione definitiva del testo, più che applausi, saranno sospiri di sollievo. Le disposizioni, infatti, sono attese ora mai da mesi da parte delle Casse di previdenza, tanto che a un certo punto, il rischio è stato quello che il tutto slittasse alla prossima legge di stabilità. E l’arrivo del decreto è «più che altro», ha spiegato a ItaliaOggi il presidente Enpacl, Alessandro Visparelli, «un tassello che va a completare il quadro dell’aumento dei prelievi a cui siamo stati sottoposti. Gli investimenti previsti, infatti, rientrano nel nostro piano di azione e nella nostra mentalità ma non possiamo continuare a fare fronte a questo tipo di tassazione. Le imposte», ha concluso Visparelli, «sono l’unica voce di bilancio su cui non abbiamo nessun controllo e che continua ad aumentare nonostante i nostri sforzi». Posizione condivisa anche dal presidente di Cassa forense, Nunzio Luciano che, nel corso di un colloquio con ItaliaOggi ha sottolineato come «le misure contenute nel testo danno un po’ di sollievo ma non sono risolutive. Come ente», ha precisato Luciano, «riteniamo valida la lista di investimenti proposta, tanto è vero che in molti di questi settori noi siamo già attivi. Deve esserci, però, un cambio di mentalità rispetto alla realtà delle casse di previdenza. Deve essere chiaro, infatti», ha concluso Luciano, «che tutti gli investimenti che noi facciamo sono fatti al fine di poter garantire una adeguata pensione ai nostri iscritti». Soddisfatto, poi, dell’ampliamento della platea dei possibili investimenti, il presidente della Cassa nazionale di assistenza e previdenza dei dottori commercialisti Renzo Guffanti. «Rispetto alla versione originaria del testo le modifiche apportate rendono possibile incentrare gli sforzi economici, che comunque saranno sempre attentamente valutati, anche sulle pmi e questo per noi è fondamentale. Siamo, inoltre soddisfatti», ha concluso Guffanti, «del fatto che sia stato portato a 90 giorni il termine entro cui, in caso di dismissione o scadenza dei titoli prima dei cinque anni l’ente dovrà rinvestire il corrispettivo in analoghe attività». A suggerire, invece, una linea comune di investimento è, poi, Cassa ragionieri ad avviso della quale sarebbe opportuno che in sede Adepp (Associazione enti previdenziali privati) si discutesse su quale tipologia di investimenti concentrare gli sforzi. Ad avviso del presidente Luigi Pagliuca, infatti, «posto che le decisioni in merito agli investimenti devono essere condivise internamente al consiglio, ritengo che l’attenzione dei potenziali investitori dovrebbe essere maggiormente indirizzata verso quei settori che, più difficilmente di altri, potranno subire il peso della crisi come l’energia e le telecomunicazioni. Investire, invece», ha concluso Pagliuca, «in settori come il turismo o le infrastrutture potrebbe essere rischioso. I primo perché non sono certo sufficienti i fondi a nostra disposizione per poterne risollevare le sorti, il secondo perché la riuscita è strettamente e pericolosamente legata alla buona realizzazione dei progetti».

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