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Cassazione, sentenze snellite

Sentenze della Cassazione con motivazione semplificata, conformi a modelli-tipo e anche componibili, con moduli preconfezionati. E i giudici saranno valutati per la loro capacità di scrivere sentenze snelle.

La Cassazione ha il fiato corto e, sommersa da cascate di ricorsi, cerca di rimanere a galla cambiando il modo di scrivere le sentenze.

Con 30 mila ricorsi nuovi ogni anno, la giustizia è in cronico ritardo. Eppure bisogna fare in fretta, intervenendo dove si può.

Quindi: selezione dei ricorsi, facendo emergere quelli in cui la Corte è chiamata a esprimere un principio di diritto; argomentazioni ridotte all’essenziale; alt a divagazioni e concetti non direttamente collegati alla decisione; per i ricorsi senza problemi di interpretazione della legge (ma solo vizi di motivazione della pronunce di merito) la sentenza deve essere ridotta all’osso, con minuscola o nessuna esposizione dei fatti e dei motivi di ricorso enunciati dalle parti.

Il protocollo sulla stesura sintetica delle motivazioni arriva dal primo presidente della suprema corte, Giovanni Canzio, che, con il decreto n. 136 depositato il 14 settembre 2016, ha dettato alcune disposizioni per garantire chiarezza delle sentenze e tempi brevi di definizione dei processi al Palazzaccio.

Vediamo cosa cambia.

Primo punto: le sentenze devono essere chiare.

La Cassazione deve dire come si interpreta una norma e questo al fine di garantire l’applicazione uniforme in tutta Italia.

Questo significa che i singoli passaggi devono essere collegati tra loro e con il dispositivo: non ci devono essere motivazioni subordinate o formulazioni incidentali o pezzi fuori tema su questioni diverse e i richiami di altre sentenze devono essere precisi (da indicare gli estremi delle sentenze citate).

Secondo punto: bisogna spingere sull’acceleratore (per una sentenza di Cassazione si aspetta dai tre a cinque anni).

Le misure, a questo fine, sono diverse. Primo, distinguere i casi in cui la Cassazione deve dire quale sia la giusta interpretazione di una norma: questo aspetto deve risultare dal testo della sentenza e nell’oggetto dell’intestazione e la sentenza deve indicare il principio di diritto e spiegare come ci si arriva.

Poi, per i casi in cui la Cassazione deve valutare la logicità della motivazione della pronuncia di merito, si deve tagliare l’esposizione dei fatti di causa (fino a eliminarla se i fatti sono descritti in altra parte della sentenza) e non si devono dedicare pagine apposta alla elencazione dei motivi di ricorso.

Ci sono, ancora, provvedimenti particolarmente semplici e per questi la Cassazione elaborerà moduli su questioni specifiche sulla base di orientamenti consolidati: si tratta di pacchetti preconfezionati da sistemare nelle sentenze. Magari bastano a risolvere il caso e allora sarà sufficiente un veloce «copia e incolla» da un data base informatico. Oppure saranno un pezzo già pronto di una motivazione più estesa. In ogni caso si potrò fare più in fretta.

Peraltro ci vorrà sempre la sensibilità del magistrato per scegliere la tecnica redazionale commisurata alla complessità delle questioni.

Il presidente della Cassazione accompagna queste disposizioni con l’invito ai presidenti delle singole sezioni della Cassazione a predisporre provvedimenti tipo. I magistrati dovranno, poi, seguire corsi di formazione per apprendere tecniche di redazione semplificata. Infine i presidenti di sezione devono tenere conto, in sede di predisposizione del rapporto informativo relativo a ciascun magistrato, della capacità di redigere sentenze in forma sintetica, anche mediante motivazione semplificata. E il numero delle sentenze redatte dai consiglieri della sezione in forma semplificata deve essere contato ogni tre mesi e comunicato al primo presidente.

Parte ora una fase sperimentale per la stesura dei moduli giuridici per la composizione delle sentenze brevi. Peraltro non è la prima volta che la Cassazione si occupa di come devono scrivere i magistrati. Con la decisione n. 11508 del 3 giugno 2016, per esempio, la Suprema corte ha scritto il vademecum per i giudici di merito: anche qui esposizione succinta dei fatti di causa e niente ripetizioni.

Antonio Ciccia Messina

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