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Cassa ordinaria Covid pagata dalle aziende a 7 lavoratori su 10

Circa il 70% delle prestazioni di cassa ordinaria d’emergenza, vale a dire la maggioranza, ha ricevuto l’ammortizzatore sociale attraverso il pagamento diretto da parte dell’impresa. Si tratta di quasi 1,8 milioni di beneficiari, secondo una primissima stima sugli ultimi dati Inps aggiornati ai primi di agosto, su una platea di beneficiari a “conguaglio” di 2,8 milioni. Un grande sforzo, quindi, da parte del sistema produttivo (per far arrivare i soldi ai lavoratori), attanagliato da problemi di liquidità (e in molti casi di sopravvivenza).

Per quanto riguarda l’assegno ordinario (Fis), nei primi mesi della pandemia si viaggiava al 50% circa di anticipo da parte delle imprese e restante 50% di pagamento diretto da parte dell’Inps; poi con i mesi successivi, molte imprese, sempre più in difficoltà, hanno smesso di anticipare il trattamento, richiedendo l’intervento di Inps. Per quanto riguarda la cassa integrazione in deroga, la legge ha escluso il pagamento anticipato da parte dei datori, facendo transitare tutto all’istituto guidato dall’economista, Pasquale Tridico. Complessivamente, unendo cioè tutte e tre le tipologie di sussidio, su poco più di 13 milioni di beneficiari, 7,7 milioni sono a pagamento mensile Inps, 5,4 milioni sono stati anticipati dalle imprese.

In caso di anticipo del datore di lavoro, la procedura prevede il conguaglio da parte dell’Inps: fonti interne all’istituto non evidenziano, oggi, particolari ritardi nei rimborsi (oltre il 90% degli anticipi risulterebbe autorizzato e quindi messo regolarmente in pagamento).

Proprio, però, per la particolare procedura (non è colpa dell’attuale governo, ma di un sistema molto complesso e articolato, che si è rilevato inadatto a gestire una così forte emergenza) le imprese che hanno anticipato “soldi freschi” non ricevono indietro altrettanti bonifici: «Gli oneri per le prestazioni anticipate dai datori di lavoro ai loro dipendenti e recuperate tramite il sistema del conguaglio dei contributi saranno rilevati ai conti di nuova istituzione – ha spiegato Andrea Parlagreco, consulente del lavoro -. Pertanto le aziende recuperano conguagliando gli importi con i debiti aziendali. Peccato, però, che la sospensione dei pagamenti e/o la proroga delle scadenze, oltre all’utilizzo massivo degli ammortizzatori sociali, ha determinato per molte aziende l’impossibilità di recuperare le somme anticipate per assenza di debiti, amplificandone quindi problemi, e difficoltà».

Con il decreto Rilancio è stata semplificata la procedura per l’erogazione della Cig in deroga, dopo i ritardi dei mesi scorsi, superando il passaggio regionale. Le autorizzazioni delle ulteriori 9 settimane di ammortizzatore (prima nella formula 5+4, da luglio tutte in fila) hanno ripreso vigore a luglio. Anche qui, fonti Inps, evidenziano una percentuale di autorizzazioni intorno al 90 per cento.

Il decreto Rilancio ha prorogato poi di cinque mesi, fino al 17 agosto, il blocco generalizzato dei licenziamenti per motivi economici, fino a prima in vigore fino a metà maggio (oggi con il decreto Agosto lo stop ai licenziamenti è stato ulteriormente allungato fino a fine anno, ma con delle eccezioni). Ebbene, secondo fonti governative, lo stop ai recessi datoriali ha tutelato 400mila posizioni fino ad agosto; ma anche qui, la misura si è rivelata piuttosto disorganica, colpendo indistintamente tutte le aziende, e impedendo, in moltissimi casi, dolorose ristrutturazioni e riorganizzazioni aziendali. Di qui, l’ammorbidimento, parziale, con il dl Agosto.

Il governo, al capitolo lavoro, ha stanziato intorno ai 30 miliardi in totale; ma con misure che in molti casi non hanno ancora inciso.

Un esempio, è il reddito di emergenza, due mensilità da 400 fino a 800 euro, per le persone molto svantaggiate. La relazione tecnica al dl 34 aveva stimato una platea potenziale di beneficiari di 2.016.400 persone (867mila nuclei), impegnando 954,6 milioni di euro. Al 3 agosto le domande presentate sono state 575mila. A fine luglio risultano impegnati 235 milioni (il 25% circa). Ora con il decreto agosto viene aggiunta una terza mensilità e c’è lo spostamento del termine delle domande al 15 ottobre.

Anche le misure di sostegno alla conciliazione vita-lavoro non hanno, finora, riscosso molto successo.

È il caso del congedo straordinario, in totale, 30 giorni al 50% con figli fino a 12 anni. In base alla relazione tecnica, la platea potenziale di beneficiari è indicata in 887.059. In alternativa al congedo straordinario, si può optare per un voucher di 1.200 euro (2mila per determinati operatori, in primis quelli sanitari) per le spese di baby sitter, allargate poi a centri estivi, e ai nonni. Stima dei beneficiari: 399.715 unità. Risorse complessive stanziate per le due misure 1,6 miliardi. Al 3 agosto risultano 308mila richieste per il congedo straordinario, 660mila per il bonus. I 500 euro per i lavoratori domestici (aprile e maggio, se non conviventi) hanno visto 266mila domande, su una platea potenziale di 460mila persone (460 milioni le risorse stanziate).

Comprendendo anche estensione legge 104 e modifica norma su quarantena, i benefici economici a sostegno della famiglia sono saliti a 3,2 miliardi. A fine luglio risultano impegnati 337 milioni, poco più del 10%.

Una misura che ha funzionato meglio, quanto meno nelle erogazioni arrivate nei conti dei diretti interessati, è l’indennizzo a professionisti e autonomi (600 euro a marzo e aprile, in alcuni casi elevati a mille euro a maggio). Complessivamente, sono stati stanziati circa 7 miliardi per coprire più di 5 milioni di persone. A fine luglio il sussidio è arrivato quasi a tutti (80%). «Pur con le differenze di trattamento rispetto ad altre categorie, la misura per gli autonomi è giunta ai destinatari – ha commentato Andrea Dili, commercialista, presidente di Confprofessioni Lazio -. Le casse hanno saputo lavorare bene».

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