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Cassa integrazione Alitalia, scatta l’indagine

ROMA — Su Alitalia si abbatte una nuova tempesta. Stavolta sono gli occhi della procura di Civitavecchia ad aprire un fascicolo per “indebita percezione erogazioni a danno dello Stato” ovvero per la cassa integrazione avviata lo scorso anno.
Tutto nasce a fine 2012 con la decisione dei vertici della compagnia di mandare in cig 250 dipendenti, un’iniziativa motivata, come accade in questi casi, da un presunto “eccesso di personale”. Secondo quanto avrebbe accertato la magistratura, il giorno precedente la presentazione della domanda di cig, che viene sostenuta anche con soldi pubblici, Alitalia avrebbe sottoscritto un contratto di noleggio con Carpatair che prevedeva l’utilizzo di aerei e personale della compagnia romena. L’attenzione dei giudici, e in particolare del pm Lorenzo Del Giudice, è nata in particolare subito dopo l’incidente dell’aereo Carpatair finito fuori pista a Fiumicino nel febbraio scorso e sul quale è competente proprio la procura di Civitavecchia.
Secondo le ipotesi del magistrato, che pochi giorni fa ha inviato la Guardia di finanza nella sede della società a Fiumicino per acquisire tutta la documentazione relativa all’accordo sindacale, il contratto con il vettore romeno siglato 24 ore prima la richiesta di cig, smentirebbe l’urgenza di ridurre la forza lavoro di 250 unità. Ma Alitalia replica «di non aver commesso alcun illecito. Tempo prima della richiesta della cig – spiega la compagnia in una nota – Alitalia aveva stipulato un contratto con Carpatair in wet lease delegando alla compagnia rumena la gestione di alcune rotte. Nessun nesso quindi, tra l’appalto dato a Carpatair e la cassa integrazione».
Questa nuova tegola cade in un momento critico per la compagnia, alla ricerca disperata di un Cavaliere bianco (che non c’è) o di un accordo in extremis con Air France che però detta da settimane le proprie durissime condizioni. La prossima settimana l’ad di Alitalia porterà in cda il suo piano di salvataggio mentre sabato 16 cadranno i termini per sottoscrivere e onorare l’aumento di capitale. Poi ancora una settimana per verificare le quote non sottoscritte (inoptate).
E proprio su questo punto la vicenda rischia di avvitarsi ulteriormente: senza i transalpini potrebbe risultare inutile anche l’ingresso nel capitale di Poste Italiane che ha previsto l’acquisto di 75 milioni di euro di azioni rimaste inoptate. Infatti la soglia dei 300 milioni di euro necessari per traghettare Alitalia fuori dalle secche per qualche mese non sarà raggiungibile senza la partecipazione dei francesi.

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