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Cassa forense sotto tiro per le troppe poltrone

di Laura Cavestri

Le economie per le Casse di previdenza professionali possono derivare anche da una sforbiciata dei delegati democraticamente eletti dagli iscritti? In un quadro economico incerto anche per la tenuta della previdenza, in cui le uscite corrono e le entrate si assottigliano perchè i redditi degli iscritti scalano le marce, quel che non accade in Parlamento, cioè il taglio delle poltrone, diventa riflessione o polemica all'interno di qualche Cassa di previdenza. Nel mirino, sono soprattutto i comitati dei delegati, cioè i "parlamentini" delle Casse, gli organi di indirizzo e tutela della rappresentanza democratica, che si riuniscono periodicamente. Alla Cassa forense i componenti sono 80, ma per i dottori commercialisti sono 140 e tra i ragionieri 170 (appena 60 all'Inpgi, l'istituto dei giornalisti). Uno ogni mille o 2mila iscritti. Enti privatizzati e forti di una specifica autonomia. Ma una rappresentanza imparagonabile rispetto, per esempio, a Inps e Inpdap. Se alla Cassa forense c'è, insomma, un delegato eletto per meno di 2mila iscritti, all'Istituto presieduto da Giovanni Mastrapasqua sono appena 24 i membri del Comitato di indirizzo di vigilanza, designati da sindacati e rappresentanze di imprese e autonomi (uno ogni 500mila iscritti). Mentre all'Ente di previdenza della Pa per i 25 componenti del Civ il rapporto è di uno ogni 120mila aderenti.

A porre il problema non è una frangia sovversiva, ma l'ex presidente della stessa Cassa forense – stagione 2008-2009 – Paolo Rosa: «Una rivoluzione alla Robin Hood che noncosta nulla – ha spiegato Rosa in una proposta da consegnare all'attuale numero uno dell'Ente, Alberto Bagnoli –. Oggi con 80 componenti il costo degli organi amministrativi e di controllo (compreso il collegio sindacale) è pari ad oltre 3 milioni di euro, di cui oltre 2,2 milioni solo per gettoni di presenza, spese di viaggio e vitto, come risulta dal consuntivo 2010. Riducendo da 80 a 30 i delegati (uno per ciascuno dei 26 distretti di Corte d'Appello più alcuni aggiustamenti) si potrebbe programmare un milione di spesa per il costo degli organi amministrativi e di controllo e destinare i risparmi a un fondo di sostegno alla avvocatura in difficoltà».

Un'idea che non dispiace a Giorgio Jannone, presidente della commissione bicamerale di controllo sugli enti previdenziali. «Tutto ciò che va verso una riduzione dei costi gestionali e amministrativi è auspicabile. Molte Casse si stanno impegnando a ridurre sprechi e costi eccessivi. Abbiamo anche sollevato il tema di così ampie platee di governance. Ma sono poi gli enti a dover fare le proprie valutazioni».

«È una polemica del tutto strumentale – ha ribadito il presidente della Cassa forense, Alberto Bagnoli –. Intanto, i costi operativi della Cassa sono già diminuiti del 9% dallo scorso anno, segno che l'attenzione ai costi è una priorità. Ma soprattutto, questi 80 colleghi (in rappresentanza di 100mila iscritti, perchè il loro numero cresceva in proporzione mentre oggi è fisso, infatti siamo 160mila) sono il "terminale" della Cassa sul territorio. A differenza di Inps e Inpdap le Casse non hanno dipartimenti e uffici locali. Questi colleghi, nei loro Ordini e del tutto gratuitamente, fanno sportello: svolgono attività di consulenza, risolvono problemi. Non è solo un problema di rappresentanza democratica più debole ma di carenza di servizi». Per deliberare basta ci sia il numero legale, 41 presenti e di questi è sufficiente la maggioranza, cioè 21.

«Le pare un'assemblea elefantiaca? Semmai – ha concluso Bagnoli – c'è il rischio che il taglio orizzontale dei costi per risparmiare si porti dietro l'azzeramento dei servizi sul territorio».

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