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Cassa forense non teme i 60 mila

La pensione degli avvocati continuerà a essere calcolata sui redditi maturati nell’intera vita professionale e non, come più volte chiesto dal ministro del lavoro Elsa Fornero, sui reali contributi versati. L’ingresso di 60 mila nuovi avvocati all’ente di previdenza di categoria, per effetto della riforma forense (legge 247/2012), infatti, non metterà in discussione la sostenibilità dell’ente e di conseguenza non porterà ad una stretta sul metodo di calcolo dei trattamenti pensionistici.

Almeno per i prossimi 15 anni. È di questo avviso il presidente di Cassa Forense, Alberto Bagnoli, che oggi insedierà la commissione interna di studio del regolamento che dovrà disciplinare l’iscrizione di un piccolo esercito di avvocati con fatturati inferiori ai 15 mila euro e fuori dall’ente fino al due febbraio 2013 proprio perché sotto i minimi reddituali per accedere alla tutela previdenziale di categoria.

Domanda. Presidente Bagnoli, la riforma Fornero (legge 214/2011), nel chiedere agli istituti pensionistici privatizzati una sostenibilità a 50 anni, ha portato alcuni enti ad abbandonare la generosità del metodo di calcolo retributivo. Voi invece l’avete conservata rispettando il requisito imposto dalla legge. Come cambiano le cose con l’arrivo di 60 mila nuovi legali?

Risposta. Fermo restando che la commissione che si insedierà oggi avrà il compito, fra le altre cose, di vagliare anche gli effetti di questi nuovi ingressi, a livello attuariale l’aumento degli iscritti è un fatto positivo. Primo perché dimostra che la professione continua a svilupparsi nel tempo. Secondo perché, ancora molto lontani dalla pensione, i nuovi contribuenti vanno ad alimentare un sistema solidaristico consolidato.

D. Si tratta, però, di iscritti a basso reddito ai quali la Cassa promette comunque una pensione_

R. Le dinamiche reddituali in nostro possesso ci dicono che la carriera degli avvocati si sviluppa nel tempo. Quindi, il fatto che in 60 mila entrano con redditi bassi non vuol dire che questa situazione durerà per tutto l’arco della vita professionale. La circostanza che negli ultimi anni, in controtendenza rispetto al passato, i redditi degli iscritti si siano abbassati per via della crisi economica ci impone, però, un monitoraggio periodico molto attento dell’andamento dei conti in modo da correre ai ripari per tempo. Sono fiducioso, ad ogni modo, che per i prossimi 15 anni nulla cambierà perché il nostro è un sistema solidaristico molto forte che può reggere nel tempo.

D. La riforma dell’ordinamento forense, secondo lei, aiuterà lo sviluppo di una professione di per sé già molto numerosa?

R. La congiuntura economica del momento non aiuta. La riforma però è un’opportunità poiché pone le basi per disciplinare in modo diverso l’accesso, le società tra avvocati e le specializzazioni. Tre ingredienti in grado di migliorare le condizioni professionali e reddituali dell’avvocatura.

D. Entro quanto tempo pensa che sarà elaborato il nuovo regolamento con i contributi minimi per i 60 mila?

R. Entro l’estate. Poi ci sarà da attendere il via libera ministeriale. Fino ad allora non sarà chiesto alcun contributo ai nuovi iscritti.

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