Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Cassa Depositi studia un fondo dei fondi per i mini-bond

L’obiettivo è di sostenere il nascente mercato dei mini-bond, che può rappresentare un’alternativa al credito bancario per le imprese di dimensioni medio-piccole. Ben consapevoli però che non può un’unico nuovo canale di finanziamento risolvere il problema del credit crunch. Così la Cassa Depositi e Prestiti, secondo le indiscrezioni raccolte sul mercato dal Sole 24 Ore, sta pensando di creare un fondo di fondi, che investa nei nascenti credit funds italiani. Oggi la Cdp riunirà il consiglio di amministrazione ed è probabile che questo sarà uno dei temi caldi della discussione.
Il contesto è noto: le banche italiane hanno ridotto il credito alle imprese. Secondo i dati Bankitalia le aziende italiane hanno perso in due anni ben 45 miliardi di finanziamenti bancari. Questo rende necessaria la ricerca di fonti alternative. Una di queste è rappresentata proprio dal nascente mercato dei mini-bond: da quando il Decreto Sviluppo ha reso più facile per le imprese non quotate in Borsa emettere obbligazioni (prima erano penalizzate), è infatti iniziato il fermento. Per ora di obbligazioni veramente “mini” ne sono state emesse poche, ma questo mercato potrebbe decollare – si spera – presto.
Per farlo servono due cose. Uno: servono investitori interessati a comprare obbligazioni di importo mini (anche di solo un milione di euro). Due: serve un contesto normativo che agevoli il processo ulteriormente. Su entrambi i fronti – come testimoniato domenica da un’inchiesta del Sole 24 Ore – molta carne è sul fuoco.
Molte banche e Sgr italiane (Montepaschi, Mediobanca, Popolare di Vicenza, Bnp Paribas-Bnl, Ver Capital e Riello Sgr) stanno per esempio lavorando per creare dei credit funds, cioè dei fondi che hanno il compito di investire in mini-bond e che quindi possano indirettamente finanziare le imprese italiane. Ed è qui che potrebbe entrare in gioco la Cassa Depositi e Prestiti, molto attenta a questo tema. Per favorire la nascita di questi fondi, sta pensando di creare un fondo di fondi che investa proprio in questi nascenti soggetti. Questa non è probabilmente l’unica opzione allo studio, ma di certo è la più probabile.
Per quanto riguarda il contesto normativo, al lavoro c’è il Tesoro. Due settimane fa i funzionari del ministero hanno incontrato vari attori del mercato per studiare con loro alcune riforme “chirurgiche” che possano agevolare la nascita dei mini-bond e lo sviluppo degli investitori dedicati.
Si sta per esempio pensando di estendere l’operatività del Fondo Centrale di Garanzia, per permettergli di fornire garanzie agli investitori: questo potrebbe incentivare l’ingresso in Italia anche di soggetti esteri, attualmente già interessati al business dei mini-bond. Oppure si stanno pensando alcune modifiche alla legge sulle cartolarizzazioni, per aiutare le mini-imprese ad emettere obbligazioni con una massa sufficiente. Oppure si intende agevolare l’emissione di bond non quotati, ma venduti ad un unico fondo.
Insomma: di carne sul fuoco ce n’è tanta. E la Cdp avrà certamente un ruolo. Ben consapevole, come lo sono tutti, che i mini-bond non possono da soli risolvere tutti i problemi: sono solo una delle possibili alternative. Infatti ci sono banche e operatori al lavoro anche su altri strumenti anti credit-crunch.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Vogliono trasformare Wall Street nella loro foresta di Sherwood. E per mantenere la promessa di rub...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il cloud sovrano dove migrare i dati informatici della Pubblica amministrazione sarà gestito solo ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Se fosse ancora necessario, nelle prossime settimane dal palazzo più importante della giustizia it...

Oggi sulla stampa