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Cassa depositi, pace Tesoro-Fondazioni

MILANO — Un incontro durato appena mezz’ora e con applauso finale. Le Fondazioni azioniste di minoranza della Cassa depositi e prestiti (il socio di maggioranza è il ministero dell’Economia con il 70%), ieri si sono riunite a Roma e hanno espresso una «valutazione positiva unanime» sulla scelta di convertire il capitale privilegiato in azioni ordinarie: hanno accettato di diluirsi al 20%, sborsando tra 500 e 750 milioni in quattro anni. Una cifra questa volta considerata «equa», rispetto alle ipotesi precedenti che vedevano per il conguaglio prima 5 miliardi e poi da 1,5 a 1,9 miliardi.
Il meccanismo è un po’ complicato, ma ha messo d’accordo Enti e Tesoro, grazie anche all’intervento del premier, come ha sottolineato il presidente della Cdp, Franco Bassanini. Nei giorni scorsi Monti ha visto il presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti. Non c’era ieri Fondazione Cariverona, che la scorsa settimana ha inviato una lettera chiedendo il recesso della sua partecipazione da Cdp. Il periodo per l’esercizio del recesso va dal 15 febbraio al 15 marzo 2013, c’è ancora tempo. Intanto, i malumori delle altre grandi fondazioni sembrano passati. E comunque la facoltà di acquisto è trasferibile a titolo gratuito tra gli Enti azionisti della Cassa depositi.
Il nuovo emendamento — prima firmataria Cinzia Bonfrisco (Pdl) e sottoscritto anche da senatori di Lega e Udc — è contenuto nel decreto legge sulla crescita all’esame della commissione Industria del Senato. Il conguaglio si baserà su una nuova perizia. Bassanini ha spiegato che per effetto della conversione «le fondazioni scenderanno a 16,7%, subito dopo acquisteranno dal ministero dell’Economia azioni a prezzo pieno risalendo al 20%». Per i vertici di Cdp, ha aggiunto, è «importante mantenere questo assetto nell’azionariato: che fosse 20 o 30% non fa molta differenza, perché questo permette di collocare la Cassa fuori dalla pubblica amministrazione. Non è una condizione sine qua non, ma è più sicuro per evitare che il debito della Cdp sia consolidato con il debito pubblico».

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