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Cassa Centrale Banca vede capitale e utile in crescita

Nonostante i venti a dir poco contrari generati dalla pandemia, Cassa Centrale Banca chiude il 2020 con un bilancio con segni positivi nelle principali voci. E conferma così una solidità ai vertici del sistema bancario, nell’attesa però che a marzo la Bce alzi il velo sugli esiti del cosiddetto “Comprehensive Assessment”.

Il Cda del gruppo trentino presieduto da Giorgio Fracalossi ha approvato ieri il preconsuntivo relativo allo scorso anno, che mette in evidenza a livello consolidato un utile netto a 245 milioni di euro, in progresso dell’8,8% rispetto ai 225 milioni del 2019. Una crescita su cui ha inciso anche il miglioramento delle commissioni nette, a quota 657 milioni, cresciute di 13 milioni (+2%) rispetto al 2019. Un dato «molto positivo», sottolinea la banca in una nota, anche perché maturato in un quadro complicato dalla pandemia, che ha limitato l’attività complice il prolungato lockdown.

In crescita anche gli aggregati patrimoniali. Nel quadro di un totale attivi di 83,1 miliardi, la raccolta complessiva si amplia dell’11%, a 91,6 miliardi. La componente della raccolta diretta aumenta di 5,2 miliardi (+10%) e la raccolta indiretta di 3,6 miliardi (+13%): decisiva, in questo senso, la spinta del risparmio gestito e assicurativo che rappresentano, alla fine del 2020, il 63% della raccolta indiretta totale. Il risparmio gestito, in particolare, cresce del 15% e il comparto assicurativo del 19%, grazie alla spinta delle due società specializzate del gruppo, Neam ( fondi comuni di investimento) e Assicura per la bancassicurazione.

Ad aumentare – come del resto è accaduto anche a gran parte delle altre banche nell’anno della pandemia – sono anche gli impieghi alla clientela, che salgono di 3,2 miliardi e si attestano nel complesso a 46,2 miliardi (+5,4%). L’istituto guidato da Mario Sartori ha firmato 120 mila moratorie per 14 miliardi di euro, che si sommano ai 57 mila nuovi finanziamenti garantiti dal Fondo Centrale di Garanzia per le Pmi, per un totale di 3,5 miliardi.

Va detto che, proprio per l’effetto delle moratorie, l’impatto della pandemia è ancora ben lontano dall’essere registrato sul bilancio. Gli effetti, insomma, si sentiranno nei prossimi trimestri. D’altra parte, però, l’istituto ha lavorato per ridurre ulteriormente il suo profilo di rischio. L’Npl ratio di gruppo dal 9,3% del 2019 atterra al 6,8%, e lo stock complessivo si riduce di 850 milioni, circa il 20% dello stock a fine 2019. E nel contempo la copertura media sul credito deteriorato si attesta al 64%.

Si vedrà ora quale sarà l’impatto delle verifiche della Bce (asset quality review e stress test), che metteranno alla prova la banca. L’istituto parte da una condizione di solidità di rilievo: il Cet1 ratio è salito al 21,46% rispetto al 19,7% del 2019. Si capirà solo dopo quali saranno le decisioni del gruppo sull’eventuale acquisizione della maggioranza di Carige.

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