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Cassa avvocati, tre abbandoni ogni quattro nuovi iscritti

Ogni quattro nuovi iscritti alla Cassa degli avvocati ce ne sono tre che la lasciano. E ad andarsene sono sempre più i trentenni (si veda «Il Sole 24 Ore» di lunedì 13 settembre), mentre diminuiscono le uscite degli over 40. A dire addio alla professione sono più le donne, ma in linea generale negli ultimi anni il totale delle cancellazioni dalla Cassa forense raggiunge una quota che oscilla tra il 75 e l’84% delle nuove iscrizioni.

È questo il quadro che emerge dai dati forniti da Cassa forense, su new entry e abbandoni, con un saldo che, secondo il presidente Valter Militi, verosimilmente a fine 2021 sarà pari a zero se non addirittura negativo.

Le ragioni dell’emorragia sono evidenziate ancora una volta dai numeri. Che fare l’avvocato non sia più, per la maggior parte dei professionisti, una scelta particolarmente remunerativa è noto. Solo nel 2020 oltre 140mila legali hanno avuto accesso al reddito di ultima istanza, riservato a chi non raggiunge il tetto dei 50mila euro, e molti degli aventi diritto non superavano i 35mila euro.

Utile anche sapere che il contenzioso civile negli ultimi 10 anni è diminuito del 36%, e dimezzato dal 2009, anche se c’è in vista una possibile ripresa delle “liti” dovuta all’effetto pandemia.

Come ulteriore elemento ai tradizionali motivi di fuga da una professione che non dà più certezze, si aggiunge l’occasione del posto fisso: una garanzia offerta dai concorsi pubblici. La prima opportunità da sfruttare per restituire il tesserino restando comunque all’interno delle aule giudiziarie è offerta del decreto di reclutamento per 16.826 addetti all’ufficio del processo con una prima tranche di 8.171 posti già assegnati: e quasi la totalità sono stati appannaggio di chi aveva una laurea in legge in tasca. «Ci sono circa 100mila legali che hanno un reddito inferiore ai 20mila euro – spiega il neo presidente dell’Associazione italiana giovani avvocati, Francesco Paolo Perchinunno – naturalmente sono soprattutto giovani, e naturalmente soprattutto donne e del Sud. La fuga dagli albi – solo a Roma nei primi mesi del 2021 hanno lasciato in 600 – si spiega con l’importantissimo numero di concorsi pubblici messi in atto dallo Stato, al quale hanno partecipato, con successo, migliaia di colleghi». Dal vertice degli under 40 un suggerimento per arginare l’esodo verso il posto fisso: uscire dalla difesa giudiziale per entrare nel mercato extragiudiziale. Soprattutto nelle materie “emergenti” in quelle aree su cui si scommette con il recovery plan: dalla transizione ecologica al digitale.

Ma a lasciare non sono solo i giovani. «L’inversione di rotta sul lavoro a 30 anni si può considerare quasi fisiologica – sottolinea il presidente dell’Unione camere civili Antonio de Notaristefani – ma dopo i 45 è quasi sempre una scelta drammatica. Sono molti i colleghi non giovanissimi che sono entrati in cancelleria. Per me è la sconfitta di una generazione. Tra le ragioni c’è il costo della giustizia. Per questo cala il contenzioso: non è la pace sociale, sono le spese di accesso al giudice troppo elevate».

E i numeri di chi rinuncia alle arringhe per lo stipendio fisso, sembrano destinati a salire.

«I dati del 2021 sono ancora parziali – dice il presidente di Cassa forense Valter Militi – perché le richiesta di cancellazione ci devono essere comunicate dagli Ordini. Ci aspettiamo però che l’effetto concorsi porti via dall’Albo entro il 2022 verosimilmente circa 15mila avvocati».

La Cassa mette in campo misure di sostegno alla professione: dagli incentivi per le sinergie ai rimborsi spese del 50% per la formazione specialistica. Diversi i bandi per gli investimenti: dagli strumenti informatici al prestito fino a 15mila euro per l’apertura di uno studio destinato agli under 35.

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