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Caso Volkswagen, primo rosso in 15 anni

Prima perdita in quindici anni per Volkswagen. Lo scandalo dei motori diesel è costato caro alla casa automobilistica tedesca, che ha chiuso il terzo trimestre con una perdita netta di 1,67 miliardi di euro e una operativa di 3,48 miliardi. A pesare sui conti sono stati principalmente i 6,7 miliardi di euro accantonati per affrontare le conseguenze operative della crisi (considerati dal gruppo fiscalmente deducibili).
Migliori delle attese del mercato, invece, i ricavi, che si sono attestati a 51,5 miliardi. Sul piano delle vendite, però, non sono ancora giunti segnali di contrazione dal momento che i dati riguardano il terzo trimestre, da luglio a settembre, mentre lo scandalo è emerso proprio nel corso dell’ultimo mese. Il nuovo amministratore delegato del gruppo, Matthias Mueller, dal canto suo cerca di puntare sull’orgoglio e sulle prospettive della casa di Wolfsburg: «Si sta chiarendo l’impatto iniziale della situazione attuale» e «faremo tutto il possibile per riconquistare la fiducia perduta». Positiva la reazione del titolo che a Francoforte ieri ha chiuso in rialzo del 3,99%% a 109,35 euro per azione.
Le conseguenze del dieselgate non hanno lasciata immune nemmeno la controllata Porsche. L’azienda ha comunicato da Stoccarda di attendersi per il 2015 utili sensibilmente ridotti rispetto a quanto stimato nei mesi scorsi. Per il 2015 Porsche si attende un utile operativo netto dopo le tasse tra 800 milioni e 1,8 miliardi contro stime precedenti prevedevano di utili fra 2,8 e 3,8 miliardi. Maggiori segnali si avranno il 10 novembre in occasione della diffusione della trimestrale della società.
Il piano Mueller
Cinque punti per la strategia su cui punta il nuovo ceo. Mueller, per il rilancio di Volkswagen, punta innanzitutto su «una crescita qualitativa», sacrificando gli obiettivi di pura quantità. Non solo. Il piano prevede, inoltre, la tutela dei proprietari delle auto colpite dai motori diesel manipolati; la ristrutturazione dell’azienda, sia attraverso le misure di risparmio già annunciate che con l’introduzione di meccanismi decentralizzati di decisione; il chiarimento delle manipolazioni effettuate sui motori diesel. «Dobbiamo tirar fuori la verità e imparare la lezione», ha detto Mueller, annunciando anche una svolta nella cultura imprenditoriale di Volkswagen: un nuovo clima di lavoro e una maggiore sensibilità da parte del managment, più franchezza reciproca, più coraggio e creatività. Il motto che intende lanciare recita: «It should be a fun place to work again». Ma Mueller intende anche dedicare tempo per considerare i 300 modelli prodotti dalla casa automobilistica e valutare quali abbiano ancora una ragione di mercato di essere prodotti. Il piano al 2018 sarà presentato, poi, a metà del prossimo anno e traccerà le nuove direttrici della rinascita di Volkswagen.
Il gruppo «emergerà più forte dalla crisi», che viene considerata «una chance per riformare sistematicamente il gruppo», ha dichiarato Mueller, che ha aggiunto, quanto all’obiettivo di vendite finora prefissato dal costruttore, che «non si tratta di vendere 100mila unità in più o in meno» di un concorrente, anche se la dimensione resta un fattore importante per Volkswagen. Mueller ha lasciato, però, l’incontro con la comunità finanziaria molto presto, sostituito dal direttore finanziario Frank Witter e dal responsabile del Marketing, Axel Kalthoff, a causa di un impegno con la cancelliera Merkel. Il nuovo ceo di Vw prenderà parte infatti, assieme alla cancelliera, a un viaggio di lavoro in Cina.
Intanto non si placano le vicende giudiziarie. La magistratura spagnola ha avviato un’indagine per truffa su Volkswagen. Nel mirino possibili truffe sulle normative ambientali o infrazioni alle regole sulla tutela dei consumatori.

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