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Caso rimborsi, pioggia di mail

Il nuovo servizio online per quesiti e segnalazioni, aperto martedì sera dal Sole 24 Ore ha registrato ieri centinaia di mail dei lettori su tariffa rifiuti e imposizione (indebita) dell’Iva. «Dillo al Sole 24» ha debuttato raccogliendo domande e testimonianze dei lettori: «come faccio a chiedere il rimborso per l’Iva indebita?», ma anche «ho mandato una raccomandata al Comune, ma non mi hanno risposto».
Emerge, come evidenziano le esperienze selezionate in questa pagina, un’elevata consapevolezza sui problemi tributari collegati alla tariffa rifiuti: dalle sentenze della Corte costituzionale alle pronunce della Cassazione. Nello stesso tempo, però, l’esperienza comune è il «no» da parte degli enti gestori a restituire l’Iva su un importo, la Tia1, che è tassa e non servizio.
A questo proposito, per esempio, la risposta dell’ufficio delle Entrate di Pordenone, riportata da un lettore (si veda in basso) suscita stupore per la leggerezza delle argomentazioni. In buona sostanza, l’Ufficio afferma che la prassi amministrativa ha un valore superiore alle sentenze della Corte di cassazione, come se le sentenze non dovessero essere rispettate anche dall’amministrazione finanziaria.
D’altra parte, occcorre considerare la situazione: la giurisprudenza è massivamente favorevole ai cittadini; i gestori e l’agenzia delle Entrate oppongono resistenza, per ovvie ragioni di cassa; per ottenere i rimborsi occorre essere pronti ad andare avanti con il contenzioso; se il cittadino ottiene una pronuncia del giudice, non è possibile per il gestore rifiutare il rimborso.
La vicenda dell’applicazione dell’Iva sulla Tia, per ragioni di cassa, ha da sempre visto la resistenza degli uffici dell’agenzia delle Entrate e dei gestori a riconoscere il rimborso. La giurisprudenza però è oramai consolidata e ha da tempo affermato che l’Iva non è dovuta.
Il primo passo è esaminare il documento con cui si chiede il pagamento della tariffa rifiuti: se il comune non invia alcuna fattura allora, con buona probabilità, non applica l’Iva perché l’entrata vigente è la Tarsu. Se così fosse, non vi sarebbe nulla da rimborsare. Occorrerà leggere con attenzione la bolletta: infatti anche nel caso di applicazione della Tia2 l’Iva può essere applicata, non essendoci stata alcuna pronuncia in contrario. Tuttavia Tia1 e Tia2 funzionano allo stesso modo, ma si differenziano in base ai presupposti normativi. Nel caso della Tia1 si tratta dell’articolo 49 del decreto legislativo 22/97, la Tia 2 è fondata sull’articolo 238 del decreto legislativo 152/06. Se dalla bolletta emergesse l’applicazione della Tia1 allora la domanda di rimborso va presentata all’ente gestore e, in caso di rifiuto, il ricorso va presentato al giudice oridnario. È possibile chiedere il rimborso nel termine di cinque anni (dieci per alcuni).

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