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Caso Mps, trasferito da Siena a Milano il filone su Nomura

Incompetenza territoriale. Con questa motivazione, i magistrati senesi titolari delle inchieste su banca Mps hanno chiesto ieri al giudice del Tribunale del Riesame di trasferire a Milano anche la parte relativa al confronto con Banca Nomura per l’ipotesi di truffa ai danni dell’istituto senese. Già a fine luglio i pm Aldo Natalini, Antonino Nastasi e Giuseppe Grosso, che da oltre due anni indagano sull’acquisizione di banca Antonveneta e alcune operazioni di finanza strutturata messe in piedi da Mps, avevano spedito a Milano i fascicoli relativi ai derivati Alexandria e Santorini, sottoscritti dalla banca senese rispettivamente con Nomura e Deutsche Bank negli anni della presidenza di Giuseppe Mussari, con Gianluca Baldassarri a capo dell’area finanza.
L’invio dei fascicoli sui derivati, hanno spiegato gli stessi magistrati, era stato deciso a seguito del trasferimento a Milano dell’inchiesta-madre, quella su Antonveneta, disposto il 6 maggio scorso dal giudice del Tribunale di Siena Monica Gaggelli, che accolse la richiesta avanzata da alcuni difensori.
Ieri i magistrati si sono presentati al Tribunale del Riesame che avrebbe dovuto pronunciarsi su ordine della Cassazione: nella sentenza emessa il 25 marzo e pubblicata lo scorso 14 maggio, la suprema corte scrisse che Banca Mps non fu vittima del reato di usura, mentre il Tribunale del Riesame di Siena avrebbe dovuto nuovamente valutare se l’istituto senese fosse stato truffato dai suoi ex vertici e dalla banca giapponese.
Ieri, invece, non c’è stato nessun pronunciamento da parte del giudice senese perché, appunto, gli stessi magistrati hanno rinunciato all’impugnazione, dichiarandosi incompetenti per territorio, e hanno chiesto il trasferimento a Milano. «I fascicoli su Alexandria e Santorini – hanno spiegato i pm – sono stati trasferiti a Milano a fine luglio e quindi era inutile far pronunciare il riesame: abbiamo voluto evitare sovrapposizioni con i colleghi di Milano».
Adesso sarà quindi la corte milanese a doversi nuovamente esprimere, valutando se il collegamento tra la ristrutturazione di Alexandria e la stipula del complesso derivato sui Btp 2034 fosse stato limpidamente comunicato a tutti i soggetti chiamati a pronunciarsi sull’opportunità o meno dell’operazione.
L’inchiesta principale sull’acquisizione di Antonveneta si trascina quindi dietro tutti i fascicoli che i magistrati senesi avevano aperto nel corso di due anni di indagini, da quando cominciarono a far luce sull’operazione che per prima ebbe un impatto disastroso sui conti di banca Mps.
A Siena restano l’inchiesta sulla cosiddetta «banda del 5%» e altri fascicoli ad essa collegati. E il prossimo 10 ottobre, sempre nella città toscana, si terrà una nuova udienza, probabilmente l’ultima prima della sentenza, del processo all’ex presidente Giuseppe Mussari, all’ex dg Antonio Vigni, e all’ex capo area Finanza Gian Luca Baldassarri, accusati di ostacolo alla vigilanza per aver occultato il cosiddetto “mandate agreement”, ovvero il documento che legava la ristrutturazione di Alexandria e l’operazione Btp 2034.

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