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Caso Mps, Renzi attacca Berlino

Dopo due giorni di caduta libera del titolo del Monte dei Paschi di Siena, il premier Matteo Renzi scende in campo direttamente e passa al contrattacco. Prima un vertice a Palazzo Chigi con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e i vertici della Cassa depositi e prestiti, candidata a svolgere un ruolo chiave nell’operazione di salvataggio, poi in serata parole volte ad assicurare l’impegno del governo sul difficile dossier: «La priorità del governo sono i risparmiatori che devono stare tranquilli, non avranno nessun problema». Parole che confermano l’intenzione del presidente del Consiglio di giocare tutte le carte in suo possesso per evitare una soluzione traumatica del “caso” Mps, ma senza fare sconti sulle responsabilità, tant’è che Renzi ha tenuto a sottolineare che l’obiettivo del governo non è quello di «salvare le “autorità” bancarie». Determinante a dare un po’ di respiro alla situazione (il titolo Mps ieri ha chiuso con un rimbalzo del 6 per cento) anche l’iniziativa della Consob, che ha proibito per tre mesi le vendite al ribasso: «E’ stata stremata la speculazione», hanno commentato ieri ambienti dell’autorità di vigilanza sui mercati.
L’arrivo dei vertici Cdp a Palazzo Chigi ha segnato l’ingresso ufficiale sulla scena della vicenda Mps della grande holding pubblica, già socia del fondo Atlante e possibile candidata ad interventi di diverso tipo. Ma comunque sempre all’interno di paletti che da tempo ne limitano l’attività. La Cassa, per esempio, non può assumere quote di controllo di una banca poiché automaticamente dovrebbe poi rispettare i parametri di Basilea 3 sulla patrimonializzazione. In sostanza, se Cdp dovesse per ipotesi assumere il controllo di Mps, avrebbe a sua volta bisogno di un aumento di capitale consistente. Ed è questo il motivo per cui nei mesi scorsi i vertici della Cdp, Claudio Costamagna e Fabio Gallia, hanno detto no a Renzi che chiedeva un intervento diretto nel Monte. Inoltre la Cdp, per restare fuori dal perimetro dell’amministrazione pubblica, deve agire come un qualsiasi operatore di mercato, altrimenti le sue passività da oltre 400 miliardi dovrebbero rientrare nel debito pubblico italiano. Renzi, comunque, non si è sbilanciato sulla soluzione da adottare per Mps: «Spero in soluzioni di mercato», si è limitato a dire e ha aggiunto che il problema degli Npl (cioè i crediti deteriorati) è «in fase di risoluzione».
Dal punto di vista del governo in Europa stanno cercando di fare dell’Italia un capro espiatorio per giustificare interventi anche sulle banche di altri Paesi. Non a caso il Financial Times e il Wall Street Journal nei giorni scorsi hanno preso di mira le banche italiane. Renzi non ci sta ad essere accerchiato e passa all’attacco chiamando in causa la riottosa Germania: «La vera questione sono i derivati delle banche Ue». Un riferimento più che esplicito alla Deutsche Bank (che ieri ha lasciato sul terreno il 6 per cento) con i bilanci imbottiti di titoli tossici già al centro dell’attenzione di Bce e degli stress test. «I problemi se valgono uno per gli Npl italiani, valgono cento per i derivati di altre banche. Sono certo che le autorità europee dedicheranno la loro attenzione e tutto il loro impegno in questa direzione », ha incalzato Renzi.
La trattativa dunque è in corso nonostante qualche incomprensione, se persino il ministro delle Finanze tedesco Schaeuble ha riconosciuto ieri che le regole europee sulle banche includono «una certa flessibilità» mentre il commissario Ue Dombrovskis ha osservato che la «ricapitalizzazione precauzionale è possibile», ovvero che esistono varchi nella direttiva Brrd sul bail in.

Roberto Petrini e Giovanni Pons

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